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venerdì 9 settembre 2011

Venezia cinema 2011


Cristina Comencini fischiata a Venezia


Sarà vero che nei Festival le emozioni non sono ammesse? Sicuramente dal modo in cui è stato accolto dalla stampa il secondo film italiano in concorso, “Quando la notte” di Cristina Comencini, sembrerebbe proprio di sì.

Fischi e boati hanno fatto da sfondo ai titoli di coda di un film che parla del difficile compito di essere madri, del meccanismo complesso che subentra nella psiche di una donna sola, sempre in bilico tra l’amore incondizionato verso il proprio figlio, alternato a una crudele sensazione di violenza e odio nei suoi confronti.

Il film, tratto proprio dal romanzo della Comencini, tocca il tema tabù della maternità, proprio come spiega lei stessa. Durante la proiezione, non poche sono state le analogie, volute o casuali (anche se la regista conferma la seconda opzione), che hanno portato alla memoria dello spettatore la terribile tragedia di Cogne. A partire dai luoghi: monti isolati, dove la vita trascorre lenta e la solitudine spesso diventa un fardello difficile da sopportare.

E poi c’è Marina, interpretata dalla brava Claudia Pandolfi, che in molte occasioni ricorda proprio Anna Maria Franzoni, specialmente nell’atteggiamento instabile e spesso ambiguo.

La Comencini, nonostante il risultato decisamente diverso dalle aspettative, che però ha comunque impressionato il pubblico che ha applaudito la pellicola per 8 minuti di seguito, difende il suo film con le unghie e con i denti:

“Una cosa del genere non mi era mai capitata, ma certo il film è molto duro, descrive sentimenti delicati e può provocare una reazione di rigetto, tanto più in un Festival dove la tendenza a rifiutare le emozioni può diventare violenta. Ero stata ottimista, il romanzo è andato molto bene, pensavo che il tabù non fosse così tanto radicato, e invece il cinema, con la forza delle immagini, colpisce forte, più di tutto”.

L’unico a prenderla con ironia è il protagonista maschile della storia, Filippo Timi, nei panni di Manfred, una guida alpina indurita nel volto e nell’anima a causa di un doppio abbandono forse mai riuscito a metabolizzare. L’attore, che abbiamo già visto nei giorni scorsi a Venezia per il film “Ruggine“, scherza sui fischi ricevuti in sala:

“Ammettiamolo, il mio personaggio per certi aspetti è comico, talmente chiuso da apparire quasi divertente. Però se sono diventato un attore cane tutt’insieme, allora mi metto ad abbaiare”.

Fonte: Corriere della Sera




Venezia: Gipi l'alieno sommerso dagli applausi



Un vero trionfo per Alfonso Pacinotti, il regista-fumettista terzo italiano in gara.
Immaginate un piccolo paesino del Nord, dove la calma piatta di tutti giorni viene scossa dall'annuncio alla tv dell'imminente sbarco di una civiltà extraterrestre.
Manca una settimana, ma nessuno sembra turbato dall'annuncio.
Finché i famigerati alieni non atterrano davvero sulla Terra, trovando un pianeta stanco e disilluso, stretto in una crisi economica gravissima.
Come in ogni paese reazionario che si rispetti, le risposte all'arrivo degli ospiti oscillano dal razzismo fino alle interpretazioni mistico-religiose.

"L'ultimo terrestre" è un film fantastico e irreale, neanche troppo. E' il film di Gian Alfonso Pacinotti (nella foto), in arte Gipi, illustratore alla sua prima opera fumettista, terzo ed ultimo cineasta passato alla Mostra del Cinema di Venezia, dopo Emanuele Crialese con "Terraferma" e Cristina Comencini con "Quando la notte".
Il film è stato proiettato in anteprima per la critica e la stampa che lo hanno accolto con applausi.
Ma un vero trionfo c'è stata nella proiezione serale aperta al pubblico: 15 minuti di applausi per il film e il regista.
Oggi l'uscita nelle sale cinematografiche italiane.




PIACE IL FILM DI ABEL FERRARA SULLA FINE DEL MONDO



(ASCA) - Venezia, 7 set - Buona accoglienza della stampa per ''4:44 Last Day On Earth'', film in concorso di Abel Ferrara con Willem Dafoe, Shanyn Leigh, Paz de la Huerta e Natasha Lyonne che fotografa il mondo il giorno prima della sua fine.

Siamo in un grande appartamento metropolitano. I protagonisti della storia sono una coppia: lei e' pittrice, lui un attore di successo. Alle 4.44 dell'indomani mattina, il mondo finira' senza nessun preavviso ne' alcuna via d'uscita. Non ci saranno sopravvissuti. E i due amanti, come la maggioranza della popolazione della Terra, hanno accettato il destino.

Nel film, un discorso del Dalai Lama: ''Noi esseri umani siamo quasi come il creatore o il controllore del mondo; per mezzo di tecnologia, per mezzo di scienza possiamo fare tutto, qualsiasi cosa... ma non comandiamo la natura. Penso che noi esseri umani crediamo di essere qualcosa al di sopra di natura. Penso che e' sbagliato. Dopo tutto, siamo parte della natura, e cosi e' molto chiaro, vedete, abbiamo la responsabilita' di prenderci cura dell'ambiente, della natura perche' alla fine siamo parte della natura e del suo equilibrio, e di conseguenza possiamo cambiarlo in modo drammatico''.

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