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martedì 12 aprile 2011

Rinnovabili - Pronto il nuovo decreto. Dimezzati gli incentivi


Alessandro De Pascale



RINNOVABILI La bozza del testo con i nuovi incentivi del Quarto conto energia è stata inviata ieri dal ministero dello Sviluppo a quello dell’Ambiente. Potrebbe arrivare in Cdm già giovedì



Sono ore decisive per il futuro delle energie rinnovabili italiane. Il nuovo decreto attuativo che regolerà il meccanismo degli incentivi, otrebbe arrivare sul tavolo del governo già al prossimo Consiglio dei ministri convocato giovedì. Dovrà infatti entrare in vigore entro maggio. Ieri mattina, la bozza del testo che di fatto darà il via al Quarto conto energia, reparato come sempre dal ministero dello Sviluppo economico, è stata consegnata ai tecnici del dicastero dell’Ambiente. Il rovvedimento dovrebbe revedere dal prossimo giugno incentivi a degradare, con un sostanziale dimezzamento entro la fine dell’anno. Le associazioni di categoria Aper, Assosolare, Asso energie future e Grid Parity chiedevano invece una diminuzione costante delle tariffe sulla base del modello tedesco, che valuta la potenza degli impianti e la riduzione dei costi, proponendo un taglio massimo del 20 per cento nel 2012. Ma a preoccupare di più gli addetti ai lavori è l’inserimento di una soglia massima di potenza installabile, oltre la quale non si ha più diritto alle tariffe incentivate.



Nella bozza si parla di 1.500 MW per quest’anno e di 2.500 MW per il 2012. Considerando che solo nel 2010 sono stati installati impianti fotovoltaici per 2.100 MW (con una crescita del 192 per cento rispetto al 2009) e considerando anche quelli del decreto Salva Alcoa si potrebbero sfiorare i 6 GW di nuova potenza installata (+740 per cento rispetto all’anno recedente) è facile capire che il tetto massimo sarà sicuramente un punto sul quale si discuterà a lungo. Le aziende del settore temono infatti per la sorte sia degli investimenti già pianificati che di quelli futuri che potrebbero non approdare più nel nostro aese. Le banche continuerebbero infatti a bloccare il credito, non potendo sapere quali domande andranno a buon fine ottenendo una determinata tariffa incentivata. Su questo punto le sigle non hanno dubbi e chiedono «nessun limite alle installazioni, annuale o cumulato, per tipologia o per taglia. Niente tetto annuale sui megawatt installati e niente tetto complessivo al 2020».



Peccato che la maggior parte delle associazioni di categoria non sono nemmeno riuscite a sedersi al tavolo delle trattative. «Il ministro Romani - attacca il presidente di Asso energie future, Massimo Sapienza - si ostina a tenere fuori dal confronto il grosso delle imprese, e a ascoltare solo il Gifi (Gruppo imprese fotovoltaiche, ndr) della Confindustria. Perché evita di incontrarci e ignora le nostre richieste?», si chiede Sapienza, aggiungendo che «non si possono fare consultazioni e ascoltare solo un rappresentanza minoritaria dei soggetti interessati dal rovvedimento». Una riduzione rapida e sostanziale degli incentivi, secondo il terzo “Solar Energy Report” presentato dal Politecnico di Milano lo scorso 7 Aprile, metterebbe a rischio oltre 100mila posti di lavoro, danneggiando l’unico settore che è stato capace di crescere in un momento di crisi.

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