
Massimo Andreozzi
INNOVAZIONE Produce sei volte l’energia che consuma, che è un quarto in meno rispetto alle abitazioni tradizionali. Può essere realizzata in due giorni e, per la prima volta, a prova di caldo
Chiudete gli occhi ed immaginate una casa che produce sei volte l’energia che consuma e che consuma un quarto dell’energia usata nelle abitazioni tradizionali, che può essere realizzata in due giorni e montata in otto, che è in grado di rispondere all’emergenza degli sfollati nel post terremoto o dei migranti in fuga da un conflitto. Una casa adatta a fronteggiare il caldo torrido della stagione estiva, pensata e realizzata per resistere al cambiamento climatico, perfetta come modulo per una struttura di turismo sostenibile. Una casa economica e il più possibile a “chilometro zero”, progettata in modo che le pareti potranno essere realizzate con materiali locali, anche per adattarsi meglio a tutti i paesaggi. Se pensate che questa casa esista solo nei sogni vi sbagliate, perché è l’interessante progetto Med in Italy presentato ieri a Roma e che concorrerà al Solar Decathlon 2012 di Madrid nel settembre del prossimo anno. Il Solar Decathlon è la prestigiosa competizione promossa dal Dipartimento Energia del Governo degli Stati Uniti a partire dal 1999 e realizzata nel 2002 con la prima edizione. Sin da allora, in ogni edizione, ben 20 prototipi di case ecosostenibili alimentate da pannelli solari, realizzate da altrettanti team provenienti da tutto il mondo, gareggiano per aggiudicarsi la palma di edificio più verde dell’anno. Ogni prototipo deve superare dieci prove, come nel decathlon delle vere olimpiadi sportive: una giuria internazionale valuterà con un punteggio architettura, capacità costruttiva, efficienza, bilancio energetico, comfort, funzionalità, comunicazione, produzione/fattibilità economica, innovazione e sostenibilità.
Per la prima volta, un team italiano, composto da docenti e studenti dell’Università di Roma Tre e de La Sapienza, viene ammesso a queste olimpiadi dell’architettura green e ciò che rende ancora più interessante questa partecipazione è che il progetto in gara sarà quello di una casa mediterranea. «La vera vittoria è già nell’essere stati scelti fra centinaia di progetti presentati: questa ammissione dà diritto ad un premio che ha permesso l’avvio del progetto per il prototipo - ha sottolineato l’architetto Chiara Tonelli, team leader di Med in Italy -. È la prima volta che una casa bioclimatica viene progettata con maggiore attenzione all’isolamento dal caldo piuttosto che dal freddo. L’architettura verde infatti ha avuto negli ultimi decenni caratteristiche più nordiche che meridionali, ma noi mediterranei - continua Tonelli - abbiamo una tradizione antichissima che abbiamo voluto recuperare e reinterpretare nella progettazione. Così la nostra casa resterà isolata dall’esterno nelle ore più calde e si aprirà quando il sole cala, mentre uno spazio aperto patio funzionerà da zona di raffrescamento. In questo modo - aggiunge l’architetto - il grande bagaglio di conoscenze tradizionali dell’area mediterranea verrà declinato in un’architettura contemporanea e bella a vedersi. Inoltre - conclude Tonelli - esso sarà coniugato a tutte le tecnologie a basso consumo energetico e all’utilizzo del solare fotovoltaico: Med in Italy produrrà più energia di quanta ne consumi».
Difatti, secondo la scheda tecnica ogni anno l’abitazione produrrà 11.400 kilowattora attraverso pannelli fotovoltaici, ma consumerà solo un sesto di questa energia, immettendo in rete quasi 9.500 kilowattora. Detto in termini di economia domestica si alleggerirebbe la bolletta elettrica di circa l’84 per cento; detto invece in termini di sostenibilità in 20 anni saranno 121 le tonnellate di CO2 non emesse. Insomma: meno CO2, più comfort e più risparmio: l’efficienza dei sistemi permetterà alla casa di funzionare perfettamente, con illuminazione, acqua calda e temperature sempre adeguate ed elettrodomestici innovativi. Come lavatrici che garantiscono il bianco più bianco senza dover superare i 43 gradi e poco più e lavastoviglie che non vanno oltre i 49 gradi: il progetto Med in Italy vedrà anche un grande impegno nella progettazione della filiera industriale italiana e il team sta raccogliendo sponsorizzazioni e collaborazioni di rilievo necessarie a rendere questa abitazione sempre più vicina alla realtà e ad uno stile di vita mediterraneo. Come spiega Carlo Alberto Pratesi, sponsorship manager del team, «questo progetto vuole veicolare di fatto anche uno stile di vita mediterraneo che ha il suo punto più forte nella dieta nostrana, recentemente celebrata dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. La dieta mediterranea - aggiunge Pratesi - è un simbolo perchè più sana e sostenibile: nel suo minor utilizzo di carne, cibo molto usato dalle popolazioni nordiche, si hanno degli effetti positivi sia in termini di consumo di acqua che di l’emissione di CO2. La nostra tavola - aggiunge il manager - è da sempre, inoltre, un punto di aggregazione familiare e di confronto quotidiano. E questo fa bene alla salute almeno quanto l’uso di verdure e cereali previsto dalle nostre pietanze. Med in Italy sarà quindi un vero e proprio manifesto del Meditterranean way of life».
Pratesi evidenzia però un certo ritardo dell’industria italiana nel confrontarsi con stimoli come quello di Med in Italy: «La risposta è stata un po’ lenta. Noi siamo certi che la nostra formula dovrebbe interessare molte aziende del made in Italy proprio perché può essere un modo per presentarsi all’estero con qualcosa che è al contempo novità e tradizione: siamo noti in tutto il mondo per le nostre aziende del lusso e del cibo, ma non davvero per l’attenzione all’innovazione e alla sostenibilità. Il nostro progetto potrebbe riuscire nell’impresa di conciliare entrambe le sfere: design e cibo italiani, ma in modo sostenibile». Valeria Vitale è studentessa di architettura e ha il ruolo di team leader nel progetto: «Circa trenta studenti sono stati coinvolti, divisi per gruppi di lavoro che hanno lavorato fra di loro in perfetta armonia. Spero che la nostra idea di nucleo abitativo riesca a risolvere anche il problema tutto nostrano di un turismo costiero che difficilmente è in armonia con l’ambiente». L’appuntamento per le fasi finali è fissato per settembre del 2012.








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