
Ammetto che quando ho sentito per la prima volta questa “Sunday” ci ho messo un po' per realizzare che stavo ascoltando gli Hurts, quelli che mi avevano colpito qualche tempo fa per via della loro impassibile seriosità.
Ripensando a “Wonderful life” o a “Better than love”, ma in fondo anche alla ballata “Stay” si fa fatica a conciliare l'immagine dei due freddissimi giovanotti con questo nuovo singolo.
Estratta anche questa dall'album di esordio “Happiness”, la canzone va a costituire per il disco un vero e proprio sorso d'aria in mezzo alle atmosfere cupe del contesto.
Cosa differenzia tanto “Sunday” dalle altre, in fondo? Anche qui abbiamo sintetizzatori a profusione, la voce è sempre quella di Theo Hutchcraft, gli elementi se si vuole sono proprio gli stessi usati per costruire le altre tracce.
La differenza sta nel fatto che per questo brano gli Hurts hanno scelto un beat che quasi sfocia nell'europop, il ritornello è aperto e rischia l'effetto boy band, il cantato infine sembra addirittura risultare più allegro del solito (non che ci volesse molto, commenterete, avendo pure ragione).
La sorte di questa canzone, nell'economia del repertorio degli Hurts, pare segnata: i fans dei pezzi più glaciali storceranno il naso davanti a quello che si può ritenere un ammiccamento al mainstream, mentre coloro che reputano il duo troppo malinconico magari ne approfitteranno per dargli una chance.
Ma sono certo che non mancherà anche chi, come il sottoscritto, apprezza tanto la produzione tipica di Hutchcraft & Anderson quanto questa loro escursione in terreni più tiepidi.
Sergio Cadeddu








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