
Si chiama "Mission to Marx – dizionario satirico della sinistra" il nuovo libro che Luca Bottura, scrittore e autore televisivo, manderà sugli scaffali il 9 dicembre per Aliberti(398 pagine, 19 euro). Una sorta di catalogo in ordine alfabetico dei personaggi e dei fenomeni del nostro presente e del passato recente, da lasciare ai posteri per confondere loro le idee. Ne anticipiamo qui dieci voci prese dalle prime tre lettere dell'alfabeto.
Andreotti, Giulio (1919-vivente)
Nato a Roma il 14 gennaio 1919, mafioso fino al 1980 ed esponente del centrosinistra tra il 1994 e il 2001, quando militava nel Partito popolare italiano, Giulio Andreotti si vergogna più della seconda fase. È stato per oltre settant'anni tra le più alte cariche dello Stato: il timer pare lo facesse partire Francesco Cossiga.
Berlusconi, Silvio (1936-vivente)
Nato a Milano il 29 settembre 1936, ci sarà purtroppo un motivo se pure in questo libro viene prima di Pierluigi Bersani. In gioventù, dice lui, è stato comunista. Negli anni '80, pur di vendere qualche rublo di pubblicità in Urss, ha fatto affari con i comunisti. Negli anni '90, pur di fare un Governo, s'è comprato un sacco di comunisti. È stato presidente operaio e, a giudicare dagli effetti del lifting, anche presidente operato. Mica tanto bene.
Bersani, Pierluigi(1951-vivente)
Nato a Bettola (Piacenza) il 29 settembre 1951 – sì, lo stesso giorno di Berlusconi – Pierluigi Bersani cresce nella Bassa piacentina insieme alla mamma casalinga e al padre benzinaio. Dalla madre, eredita l'eloquio da sagra del pisareo e fasò. Dal padre, il carattere diesel: ci mette un po' a carburare ma poi rende molto meno dei motori normali. Iscritto a una scuola cattolica (il liceo classico Don Backy di Piacenza) il giovane Pierluigi si avvicina alla teologia e nel 1973 si laurea in filosofia a Bologna con tesi su "Il Pci e la Dc: in ginocchio da te". Sui banchi universitari conosce la futura moglie Daniela Ferrari, farmacista, che lo esorta ad entrare in politica e ne condiziona le prime scelte: fatte col bilancino e scritte in modo incomprensibile. Nel 1982 è vicepresidente della comunità montana piacentina (la cui vetta più alta tocca i 7 metri e 40 sul livello del mare) per la quale chiede e ottiene dall'Ue il finanziamento di dodici skilift alimentati a Gutturnio. Tre anni dopo diventa consigliere della Regione Emilia-Romagna, e ne propone lo spostamento della sede a Milano perché è più comodo con la macchina.
Scialbo, spento, poco incisivo, basico nella comunicazione, bruttino, Bersani è spesso oggetto di critiche da sinistra per i suoi ottimi rapporti con Comunione e liberazione,la deferenza verso il mondo imprenditoriale, e l'iscrizione alla "Lega per il ripristino della schiavitù degli operai metalmeccanici": è l'identikit perfetto per Massimo D'Alema, che nel 1993 lo candida a presidente della Regione e ne ottiene l'elezione con il 54 per cento dei voti, il dato più basso da quando il Pci candidò per errore il serial killer Ferdinando Carretta. Bersani non fa in tempo a elaborare un piano per la Regione che appena tre anni dopo Prodi lo chiama al Governo ministro dell'Industria, del Commercio, dell'Artigianato e del Turismo, ruolo che svolge con unanimi consensi: come ministro del Commercio risulta un ottimo ministro dell'Industria, come ministro dell'Artigianato è un perfetto ministro del Turismo.
Alla caduta di Prodi, ha l'occasione per far valere i propri principi e rimane fedele a D'Alema, che lo nomina ministro dei Trasporti e della Navigazione. In questa veste, ha l'onore di fare da skipper al catamarano di D'Alema che conduce con mano sicura al naufragio. Dopo dieci anni di ferie pagate al Parlamento europeo (durante una missione in Kazakistan conosce Borat, cui presta il completo che indosserà nel noto film) Prodi lo nomina ministro per lo Sviluppo economico e gli dà il "la" per vergare le sue celebri celebri lenzuolate, decreti che liberalizzano le farmacie (si possono aprire in Autogrill: nasce la Rustichella all'aspirina), le banche (si può chiudere il conto a costo zero, a patto di cedere un arto in cambio), i taxi (le nuove licenze sono libere, ma chi si azzarda a prenderle viene legato a un palo dai vecchi tassisti) e i contratti Sky (diventa possibile recedere senza penali, ma ti arriva a casa Fiorello e ti fracassa la uallera finché non cambi idea). Dopo dodici secondi il Governo cade e quello successivo ripristina tutto, compreso lo ius primae noctis dei notai sulle mogli di chi compra casa, ma Bersani non si dà per vinto e si siede sulla riva del Po ad aspettare che passi la salma di Berlusconi. Passano invece quelle di Veltroni e Franceschini, e Bersani, temendo che di lì a poco transiti pure la sua, corre a Roma e si fa eleggere segretario del Pd per porsi alla guida dell'opposizione. Ma trova il posto occupato da Fini che in tv, mentre leggono insieme la lista della spesa, gli sussurra "Vieni via con me". E tutti vissero felici e contenti.
Luca Bottura








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