
L'inchiesta giudiziaria che ha travolto il gruppo pavese lancia l'allarme per la salute. Ma i quotidiani relegano la notizia in pochissime righe. Il colosso del riso è un importante investitore pubblicitario
Traffico di rifiuti tossici, truffa ai danni delle casse dello Stato e sospetti di infiltrazioni mafiose. Questi gli argomenti che da qualche giorno vengono associati al gruppo Scotti. Si tratta di accuse gravissime che, però, non sembrano interessare i quotidiani nazionali. Il 17 novembre, il giudice del tribunale di Pavia ha firmato sette mandati d'arresto. Tra loro anche Giorgio Radice, presidente della Riso Scotti energia spa La società produce energia che poi rivende allo Stato. Dovrebbe farlo utilizzando la lolla, ovvero lo scarto biologico della lavorazione del riso. E invece nell'inceneritore è finito dentro di tutto, anche sostanze pericolose per la salute umana. Ma c'è di più. Per anni, la società ha incassato soldi pubblici (60 milioni di euro), vendendo un prodotto contraffatto . Eppure, la vicenda è stata relegata in poche righe dal Corriere della Sera, da Repubblica, dal Sole 24 ore e dalla Stampa. La cronaca, però, racconta anche che il dottor Scotti da sempre investe milioni di euro per i suoi spot. Così della vicenda giudiziaria non si può parlare. Della Riso Scotti in generale invece sì. Lo ha fatto, ad esempio, Repubblica. L'argomento però è un altro. Anche la tempistica è diversa. E ' il 5 luglio e il titolo sul giornale è questo. "Scotti dai chicchi ai bit: il riso punta al web"








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