
Il più antico documento che attesta l'esistenza di Brivio è un atto notarile del 960, riguardante una donazione da parte di Alcherius, Signore di Airuno, alla chiesa plebana di Sant'Alessandro. In realtà, il nucleo di Brivio era già abitato in epoca romana, come dimostrano alcune lastre di marmo datate intorno al III e IV secolo.
Nel 1726 (periodo del dominio austriaco in Italia) la pieve di Brivio comprendeva i seguenti comuni: Verderio Superiore e Inferiore, Merate, Novate, Imbersago, Pianezzo, Brivio, Porchera, Calco, Robbiate, Mondonico, Olgiate, Bagaggera, Aizurro, Sartirana, Paderno, Airuno, Beverate, Arlate e Sabbioncello.
A Brivio, proprio in riva all'Adda, incontriamo un ottimo esempio di architettura illustre applicata ad un edificio industriale. Si tratta della filanda Carozzi, costruita prima del 1875.
Da ricordare che anticamente il fiume Adda faceva da confine di stato tra la Serenissima Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano; Brivio fu dunque per molti anni una città di confine.
Il castello di Brivio domina ancora il paese con la sua struttura a pianta quadrata. Ai tre angoli del castello vi sono delle torri a pianta circolare, il quarto angolo è costituito a sezione quadrata.
Il nome dialettale di Brivio è Brivi (dialetto brianzolo, dialetto lecchese e dialetto comasco); talvolta è anche chiamato Brie in dialetto bergamasco data la vicincanza del comune con la provincia di Bergamo. Il nome "Brivio", secondo Cesare Cantù, "consuona a tanti altri gallici, composti di briva (ponte) e mostra vi fosse un ponte, sul quale probabilmente aveva passaggio la via romana tra Bergamo e Como".
fonte wikipedia








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