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giovedì 5 agosto 2010

Marea nera, il petrolio non esce più


Roma, 5 ago (Il Velino) - “Il pozzo è chiuso, il petrolio sparito. L’America non è abituata a due buone notizie in una volta e non era preparato a questo regalo di compleanno neppure Barak Obama. Il presidente ieri ha compiuto solo soletto 49 anni - Michelle è in vacanza con Sasha, Malia è al campo estivo - e di fronte all’annuncio di Bp ha frenato la soddisfazione: ‘La lunga battaglia per fermare la perdita si avvia alla fine’. Si avvia: ma è finita o no?”. Lo scrive LA REPUBBLICA, che prosegue: “Questa volta Bp non ha dubbi. La tecnica ‘Static Kill’ è riuscita, l’iniezione di fango ha fermato il flusso di petrolio dal pozzo. L’operazione più volte rimandata, e cominciata martedì pomeriggio, all’alba di mercoledì aveva già dato i risultati sperati. ‘Adesso la pressione del pozzo è sotto controllo, abbiamo smesso di pompare fango dopo otto ore’. Il comunicato parla di ‘pietra miliare’ negli sforzi di contenimento. Sarà anche la pietra tombale? Perfino l’ammiraglio in pensione Thad Allen, il luogotenente di Obama nel Golfo sempre avaro nel riconoscimento degli sforzi di Bp, ora si dice ‘fiducioso’. La compagnia annuncia che lo scavo dei pozzi alternativi che dovevano intercettare la perdita va avanti: e non poteva fare diversamente perché andare avanti è un ordine del governo. Non è chiaro però se dopo la colata di fango l’operazione ‘static kill’ verrà completata ora con la posa supplementare del cemento. La chiusura completa potrebbe avvenire appunto col completamento dei pozzi alternativi previsto entro una settimana: sarà l’operazione ‘bottom kill’, la chiusura definitiva, quella che i tecnici definiscono ‘l’assicurazione’ per garantire che il pozzo Macondo non si sveglierà mai più. (...)”.

Prosegue LA REPUBBLICA: “Ma mentre il fango spegne definitivamente il pozzo, l’amministrazione e il Noaa, l’ente governativo che sovrintende sugli oceani, confermano anche che il petrolio - scomparso alla vista già la settimana scorsa - non c’è più. Il 33 per cento è stato catturato, bruciato o disperso. Il 25 per cento è evaporato. Il 16 per cento disperso naturalmente, in gocce microscopiche. Quello che resta, il 26 per cento, cioè appena un quarto della perdita che alla fine ammonta a 4.9 milioni di barili, si trova sotto o sopra la superficie dell’oceano: sotto forma di residuo o di quelle palline di catrame raccolte sulle spiagge. Gli esperti dicono anche che sta degradando naturalmente. E velocemente. L’amministrazione sbandiera il lavoro dei 40mila soccorritori e pulitori, 7 mila navi, il più grande sforzo di nettezza ambientale mai fatto. Ma la direttrice del settore ambientale della Casa Bianca riconosce anche ‘l’aiuto avuto da Madre Natura’. Ma è finita o no? ‘Sappiamo che mentre diamo una buona notizia dobbiamo continuare a lavorare per la comunità del Golfo’ continua Carol Browner. ‘Dobbiamo assicurarci che la Bp si assuma le sue responsabilità e che le richieste degli stati, dei governi locali e della gente vengano onorate’. La gente nel Golfo continua a mettersi in fila per ricevere i rimborsi, lo zar dei pagamenti Ken Feinberg ha già detto che Bp tiene troppo stretto il cordone della borsa. E poi c’è quell’interrogativo grande come l’oceano: gli stessi esperti dell’amministrazione dicono che non sanno quanto ci vorrà per valutare tutti i danni dell’ambiente. No, forse non è ancora finita”.

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