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giovedì 5 agosto 2010

Berlusconi furibondo, tentato dalle elezioni: «Non vedo alternative»


di Ninni Andriolo

I suoi lo descrivono «furibondo». Lo spettacolo di un Pdl «diviso» e rissoso», trasmessa in diretta tv, ha aggiunto malumore alla giornataccia del Cavaliere. Governo in minoranza: questo il dato politico fotografato dai numeri che sfregiano l’immagine vincente che ama diffondere il premier. Che oggi, deve prendere atto che una maggioranza forte di cento seggi di scarto, si è talmente assottigliata da non essere più autosufficiente. Dopo il voto su Caliendo, nel tardo pomeriggio di ieri, prima di incontrare a Palazzo Chigi il premier britannico Cameron - (e dopo aver annullato la conferenza stampa congiunta) - Berlusconi si è chiuso nell’ufficio del governo a Montecitorio per una valutazione a caldo con i suoi. «È andato in scena il primo atto dell’operazione logoramento», ha spiegato, dopo aver snocciolato un lungo elenco di rimbrotti contro i finiani per quell’«incomprensibile» decisione dell’astensione. Rabbia, poi, per la scelta di Chiara Moroni, considerata un altro «tradimento». La realtà che trapelava ieri, dopo un voto carico di significati politici, era quella di un premier irritatissimo, pronto a scatenare il finimondo del voto anticipato, ma incerto - quasi impotente, in realtà - sulle mosse da compiere per evitare la sorpresa di governi tecnici o di transizione. Poco prima del voto, per i corridoi di Montecitorio, circolavano indiscrezioni sulle mosse del cavaliere nel caso in cui il governo non avesse ottenuto la maggioranza. «Sono pronto ad andare subito al voto», aveva spiegato Berlusconi, martedì sera, durante la cena con le deputate azzurre nel castello di Tor Crescenza. Le ipotesi di ieri gli attribuivano il proposito di chiedere udienza al Capo dello Stato per rassegnare le dimissioni, con l’avvio di un percorso che implicherebbe il rinvio del governo alle Camere per un voto di fiducia. Ma il premier, da ieri, fa i conti con una coalizione che - calcoli alla mano - non va oltre quota 309: 7 punti sotto la soglia della maggioranza assoluta alla Camera.

Gli ex An insistono per il voto Autunno o primavera che siano - a meno che non decida di «farsi rosolare a fuoco lento» o, al contrario, non accetti le condizioni di Fini - il premier si incammina verso il voto anticipato. O così fa trapelare. I colonnelli di An sono i primi ad indicargli quella rotta. «È di tutta evidenza che adesso le elezioni anticipate sono più vicine», spiega il ministro Matteoli. Per Mario Landolfi, poi, «la maggioranza non c’è più e bisogna prenderne atto». E Tremonti, attento ad allontanare da sé i sospetti berlusconiani su eventuali premier da governo di transizione, rassicura sulla «la crisi politica» che «se ci sarà non avrà un impatto sui conti pubblici dell'Italia». Oggi si riunirà l’Ufficio di presidenza del Pdl per valutare la situazione.

C’è chi ipotizza «colpi di scena» immediati. E c’è chi fissa a settembre la data dello show down e del braccio di ferro sul voto anticipato. Non oltre però. Perché Berlusconi «non vuole dare tempo a quel «vecchio arnese della politica» di Fini per tessere «la tela» centrista con Casini e Rutelli. Alle urne, quindi, contro il Presidente della Camera «traditore» che col suo gesto «ha vanificato tutto ciò che di buono abbiamo fatto in questi due anni»? Chiuse le Camere, con la politica in ferie, il Cavaliere studierà le mosse da fare. Sembra prossima, intanto, una sorta di rivoluzione rosa nel partito, con l’insediamento di coordinatrici in alcune regioni strategiche. Gelmini in Lombardia, Prestigiacomo in Sicilia, Carfagna in Campania (dove oggi è insediato Cosentino), ecc. Il Cavaliere mette a punto il motore del partito in funzione elettorale. E se Bossi, ieri, spiegava che il voto su Caliendo «è il segnale che resistiamo», avvertiva anche che «se cade il governo» la Lega andrà a elezioni con Berlusconi e che il Carroccio «stravince». E tra i berluscones si ragiona, perfino, sul prossimo incidente da determinare per ottenere il voto anticipato. «Basta insistere sulla calendarizzazione del processo breve o provocare i finiani sul diritto di cittadinanza», spiegano. Ed esorcizzano lo scoglio delle decisioni finali del Quirinale.
L'Unita'

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