
Azzardando un parallelismo, trovando un aggancio tra la mediazione all'americana e il piano emergere della coscienza mainstream italiana, si potrebbe affermare che gli ATPC siano una delle realtà più influenti del panorama hip-hop italiano. Non soltanto dal punto di vista musicale, hanno un solido ponte che unisce il divertimento audio alla caparbia voglia di cultura. Il ruolo di businessman spetta loro di diritto, dopotutto, tirare su un quasi impero con diverse diramazioni nel campo della moda e dell'etichetta discografica alla continua ricerca di talenti - da La Suite Records sono nate stelle come OneMic, DJ Fede e altri - è un'impresa degna del migliore P. Diddy.
Non siamo in America, siamo in Italia. Viene da sé che tutto è difficoltoso il doppio del normale, quindi, cavalcare l'onda del successo è una giostra in continua rotazione, diverte e alla lunga causa il mal di testa. Solido è un album musicale perfettamente incentrato nel contesto evoluzionistico, ma che c'è o no, cambia relativamente poco. Perché la storia viene studiata dagli albori, altrimenti non sarebbe storia. Perché è facile giudicare un lavoro discografico ormai assuefatto da tutto ciò che ruota in tondo ad esso: tanti artisti e idee dimezzate. La storia vuole un percorso originario, parte dal 1994 con Eureka e calpesta l'asfalto lasciando impronte anno dopo anno, come una scrittura in tabula rasa.
Suona o non suona oggi è lo stesso. È possibile perdonare, qualora ci fosse, qualche leggerezza nella costruzione di una base o certi aggregati strofici già sentiti. Quello che non è possibile perdonare è la leggerezza delle tematiche, che, a parte due o tre chicche, riflette un credo poco consono a gente matura con anni di esperienza. Sarebbe stato il caso di porre un timbro indelebile, un quoziente di rime talmente alto da fare impallidire il più superbo rapper. I giochetti da discoteca sono ormai superati, i club vengono affollati da ragazzi, che vedono nei loro idoli la nuova promessa come il Siddharta dell'ultimo minuto. Da artisti affermati si spera una maggiore acutezza di pensiero. O forse è già stato detto tutto? Le prodezze da veterano danno i loro frutti negli azzeccati intuiti sulle partecipazioni al microfono (Sunshine Gospel Choir, Patrick, Maxi B, Primo, Meddaman e altre note comparsate), e sulla sempre egregia godibilità-qualità d'insieme.
Semplicemente un prodotto musicale, fatto bene, curato perfettamente. E basta. Da Sly e Rula ci si aspettava dell'altro, anche più di una paternale.
Riccardo Mattarelli Sampino








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