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giovedì 3 giugno 2010

L’Onu condanna Israele,ma l’Italia sceglie il no

di Roberta Zunini

A Ginevra il Consiglio dei Diritti umani dell'Onu ieri ha condannato l'“attacco vergognoso” di Israele alla Freedom Flottilla ma l'Italia, membro di questo organismo, a quanto pare non era d'accordo. Accodandosi agli Stati Uniti, il nostro Paese non ha infatti firmato la risoluzione, ricevendo il plauso di Israele. Il documento redatto dal Consiglio dei Diritti umani ha approvato dunque l'invio di una missione internazionale che indaghi su quanto accaduto nelle acque internazionali di fronte a Gaza. Etichettata con la dicitura “Gravi attacchi da parte delle Forze armate israeliane contro la Flottilla umanitaria”, la risoluzione è stata approvata con 32 voti a favore, tre contrari (Usa, Olanda e Italia) e nove astensioni ( tra esse, Belgio, Gran Bretagna, Francia, Giappone). Come sempre però la posizione del nostro Paese è, come dire, articolata. Le cose non sono mai così semplici dalle nostre parti.

“L'Italia, su istruzioni del ministro Frattini, ha fatto bene a votare contro l'ambigua proposta di un'inchiesta internazionale” - ha sottolineato Margherita Boniver presidente del comitato parlamentare Schenghen. Esattamente come si farebbe con qualsiasi democrazia infatti confidiamo con assoluta sicurezza che l'inchiesta interna alle istituzioni israeliane farà emergere tutta la verità attorno al tragico episodio”. Insomma la Boniver, su istruzione del nostro ministro degli esteri, confida con un alto grado di certezza, anzi con certezza assoluta, che basterà e avanzerà l'inchiesta che la stessa Israele condurrà sull'assalto effettuato, in acque internazionali, dai propri militari. Non si capisce invece se l'altra “signora” della nostra diplomazia, Stefania Craxi, ne sia così sicura. Nella dichiarazione di ieri, direttamente da Israele, Stefania Craxi - sottosegretario agli Esteri - non si è espressa sul “no” dell'Italia ma in compenso ha sostenuto che “Israele ha il dovere dei forti di avere la generosità e la lungimiranza di saper scrivere una pagina diversa da quella scritta in questi giorni. Non si può non capire lo sconcerto suscitato dalla tragedia che ha causato la morte di 9 persone”.

Forse per reminiscenze familiari, forse per la solita attitudine cerchiobottista della nostra classe politica, soprattutto quando è in mission impossible all'estero, fatto sta che le due prestigiose figure femminili sembrano perdonare Israele. Ma più che compendiarsi alla fine si contraddicono. Perchè i termini “episodio” e “tragedia” non si possono filosoficamente paragonare, appartengono a due categorie diverse. A fare chiarezza sulla posizione del nostro governo è arrivata la dichiarazione del portavoce della Farnesina, Maurizio Massari. “L'Italia ha votato contro il testo della risoluzione perchè ritiene Israele uno Stato democratico in grado di condurre un'inchiesta credibile e indipendente”. L'Italia sostiene che il testo contenesse toni fortemente polemici nei confronti di Israele, poco costruttivi, che in questa fase delicata non avrebbero potuto creare le premesse per una diminuzione delle tensioni. Sta di fatto che non tutti in Italia sono d'accordo e mentre l'Idv chiedeva al governo di riferire in Parlamento sul perchè del voto contrario, i nostri 6 connazionali venivano scarcerati dalla prigione di Beersheva, nel deserto del Negev, ma senza poter ripartire subito sul volo speciale per la Turchia.

E domani le organizzazioni pacifiste scenderanno in piazza a Roma. Intanto si possono già leggere le prime dichiarazioni degli altri liberati, appena sbarcati nei loro Paesi. “Mi sono sentito come a Guantanamo”, ha affermato un ragazzo kuwaitiano che si trovava sulla Marmara: “Mi hanno fatto sentire un terrorista”. Che il convoglio portasse terroristi o qualcosa di molto simile continua a sostenerlo il premier israeliano. Netanyahu ha ribadito che “la Marmara non era la Love Boat”. Il ministro della Difesa Ehud Barak non considera una nave dell'amore nemmeno la Rachel Corrie, rimasta bloccata per un guasto e quindi in ritardo, ma che sta facendo comunque rotta verso Gaza. Sulla Rachel ci sono anche il premio Nobel per la pace, l'irlandese Maired Maguire ed Edi Epstein, anziana ebrea scampata all'Olocausto. La loro presenza non garantisce tuttavia scopi umanitari.

Barak ha dichiarato che nemmeno loro riusciranno a mettere in pericolo Israele, forzando il blocco di Gaza. Netanyahu ha spiegato bene che cosa intendesse il ministro della Difesa. “Se Israele non imponesse il blocco marino, Gaza diverrebbe un porto iraniano”. Su Facebook intanto si sono aperte adesioni per organizzare una flottiglia di pace israeliana con aiuti umanitari per il Kurdistan, la regione turca sotto controllo militare da parte di Ankara. Forse non è ancora arrivato il momento di rilassarsi.

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