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martedì 4 maggio 2010

Scajola dal ''caso Biagi'' alla casa al Colosseo: un potente dai piedi d'argilla



E' il politico che ha inanellato il più alto numero di errori e gaffe politiche d'Italia, senza mai essere cancellato definitivamente dalla ribalta pubblica. Claudio Scajola ha davvero 7 vite come i gatti. Democristiano nel Dna, mente lucida nella costruzione di Forza Italia, avversario da sempre del tremontismo, uomo del nucleare, oggi, per l'ennesima volta è stato costretto dagli eventi a ritirarsi dal campo.
Chissà questa volta la sua assenza quanto durerà.


Sindaco d'Imperia ammanettato
Da sindaco di Imperia, tra il 1990 e il 1995, quando da giovane democristiano doc si trasformò in berlusconiano convinto, Scajola subì addirittura l'onta delle manette. In quell'occasione il passo falso fu il coinvolgimento nell'inchiesta sugli appalti truccati per il casinò di Sanremo. Fu arrestato nel suo ufficio di sindaco. A firmare l'ordine di arresto fu un dirigente di Polizia che avrebbe fatto carriera e che Scajola avrebbe incontrato di nuovo al Viminale: Gianni De Gennaro.
Dalla prima caduta, però, Scajola, poi prosciolto dalle accuse, si riprese velocemente. Grazie anche all'abbraccio di Silvio Berlusconi.



Mente del partito Forza Italia
Il premier nel 1996 gli affida il partito e lo nomina coordinatore nazionale di Forza Italia. All'epoca la creatura del cavaliere era un movimento di opinione, poco definito nella struttura, privo di organi direttivi dotati di competenze precise, poco radicato sul territorio. Grazie a Scajola viene redatto uno statuto e creato il cosiddetto partito leggero che tanto successo avrà negli anni a venire.
Da ministro dell'Interno dal 2001 al 2002, traballò per la gestione del G8 di Genova e le violenze di quei giorni, e poi cadde fragorosamente, per la seconda volta, in seguito all'orribile gaffe su Marco Biagi.
Questa volta Scajola, a proposito del professore ucciso dalle Brigate rosse, disse che era “un rompicoglioni”. I giornalisti presenti alle sue esternazioni pubblicarono la notizia e lui, controvoglia, fu costretto a dimettersi un'altra volta.
Anche allora, però, la penitenza non durò moltissimo.



Lo scontro con Tremonti
Solo qualche mese più tardi, Berlusconi gli affidò la responsabilità del coordinamento della campagna elettorale per le amministrative e, meno di un anno dopo le sue dimissioni da ministro, il premier gli consegnò un altro dicastero: nel 2003 Scajola viene nominato ministro per l'Attuazione del programma di governo. La risalita è lenta ma costante.
Così nel 2005 arriva a sedersi su una poltrona più importante, quella del ministero delle Attività produttive. Da qui lancia la sfida al suo avversario interno, Giulio Tremonti, ministro dell'Economia.
Qualcuno tenta di rispedirlo a occuparsi del partito. Ma lui tiene duro e si rilancia grazie anche alla nuova linea di Forza Italia sulle politiche energetiche.


Il ministro del nucleare
Nel 2006, quando Berlusconi perde la sfida con Prodi, lui viene eletto deputato e scelto all'unanimità per presiedere il Copaco, il Comitato parlamentare per i servizi d'informazione e sicurezza e per il segreto di Stato.
Quando poi il Cavaliere torna al governo nel 2008, per Scajola è pronto lo stesso pesantissimo ministero: quello delle Attività produttive.
Da qui riprende la sua battaglia a favore del ritorno al nucleare e lo scontro con Tremonti. Scontro che potrebbe aver pesato anche sulle dimissioni di oggi.
Barbara Cataldi

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