Le indiscusse testimonianze storiche e tradizionali riguardanti le origini di Randazzo sono confermate dal fatto che essa è situata in un territorio ricco di reperti archeologici che dal periodo neolitico vanno all’età bizantina fino al secolo VII d.C. I ritrovamenti degli scavi fortuiti nelle varie località, come a S. Caterina, a Donna Bianca, a Mischi, all’Acquafredda, in cui in passato è stato rinvenuto un enorme ammasso di cocci di ogni genere, da oggetti preistorici a terrecotte siceliote arcaiche, la scoperta di una necropoli ellenistica nella contrada S. Anastasia a sei chilometri da Randazzo, i ruderi vistosi di vecchie chiese bizantine testimoniano che in questo territorio vi fu nei secoli passati un centro, o centri abitati, in cui le popolazioni lasciarono larga documentazione della loro civiltà.
Pur non accettando la tesi fantasiosa della pentapoli, formulata dal Plumari, dalla cui fusione sarebbe derivata l'antica città di Randazzo, è sempre da considerare valido il fatto che la progenitrice della moderna Randazzo, per ragioni contingenti, fisiche e strategiche, fosse stata costretta a mutare località e ad accogliere le popolazioni dei centri circostanti da cui possano derivare i vari nomi, “ Triracia, Triocala, Tissa, Demena, Alesa “, riferentesi ad un medesimo sito. Questa tradizione, secondo alcuni storici, palesa la statua detta di “ Randazzo Vecchio “, che sorge nella Piazza di S. Nicola davanti all’omonima chiesa. Essa raffigura un’uomo che tiene sulle spalle un’aquila, che si incurva sul suo capo, mentre una serpe gli si attorciglia al corpo mordendogli la mammella sinistra e un leone gli giace ai piedi. L’uomo in cui si è voluto identificare il gigante Piracmone, nella tradizione simboleggia la vecchia città, la cui origine, come quella delle città della zona etnea, è legata al mito ciclopico. Secondo la mitologia infatti sarebbe stato uno dei tre Ciclopi abitatori della zona nord dell’Etna, appunto Piracmone, il mitico fondatore della citta.
Diodoro Siculo ricorda una Trinacia o Triracia, vasta città dei Siculi, che alcuni storici moderni identificarono con la contrada ad est di Randazzo, denominata oggi Cittavecchia e che si estendeva, attraverso le balze del Fiume Alcantara e la pianura, fino alle Cube di Mischi e di S. Anastasia, dove alla fine dell’800 è stata scoperta una necropoli. L’antica città, fondata dal Re Siculo Trinaco, rimase indipendente alla soggezione greca finchè, dopo una tenace resistenza dei suoi abitanti, nell’anno 440 a.C., venne distrutta dai Siracusani. A questo proposito ecco cosa scrive Luigi Pareti: “ Il sopravvento di Siracusa apparve più evidente quando nel 440 a.C. Ducezio, ultimo Re dei Siculi, morì di malattia ed i Siracusani si proposero di rendersi suddite tutte le città sicule, eliminando l’unica di esse che, forte popolosa e tutt’ora indipendente, poteva rimettersi a capo di una nuova liberazione: Trinacia. Le forze dei siracusani e dei loro alleati bloccarono quella città, non sorretta da nessun’altra, ma gli abitanti si difesero virilmente con la morte di molti. Gli altri, fatti prigionieri, vennero venduti come schiavi, mentre Trinacia veniva rasa al suolo e si mandavano a Delfi doni votivi con le spoglie “ Pertanto, se nella contrada S. Anastasia, ritroviamo reperti archeologici che ci conducono fino all’età Bizantina, è probabile che sulle rovine di Triracia sia sorta, o si sia sovrapposta un’altra città, che possa essere identificata con “ Tissa “.
La colonizzazione greca e la conquista romana.
Tolomeo pone, appunto, la città greca di Tissa sulle falde dell’Etna, mentre Cicerone , pur senza dare alcuna indicazione sulla sua ubicazione, nelle orazioni contro Verre la definisce una “ parva et tenui civitate “. Fra gli storici moderni l’identificazione di Tissa è del Cluverio, che basandosi su altri autori, la colloca nella pianura sopra Moio, nel Feudo di S. Anastasia. Delle vicende storiche di Tissa poco o nulla ci riferiscono gli storici, senonchè in quel sito sono ancora evidenti le tracce di detrito archeologico formatosi a seguito delle due regolari campagne di scavi condotte tra il 1889 ed il 1890 dal nobile Paolo Vagliasindi e dal direttore del Museo Archeologico di Palermo, Prof. Salinas; minuzzaglia formatasi dalla rottura di grandi urne funerarie di terracotta che componevano i sarcofagi. I Greci, infatti, utilizzavano questo tipo di sepoltura dove mancava la pietra calcarea tenera. Parte di quei reperti archeologici venuti alla luce ( il numero maggiore degli oggetti rinvenuti venne trasferito al Museo Nazionale di Palermo, altri ancora in quello di di Siracusa ), costituiscono oggi il patrimonio del Museo Vagliasindi ( di cui fa parte la pregevole Oinochoe ). Tutti questi elementi ci indicano, con certezza, che in quei luoghi ebbe sede una città: si tratta di poterne stabilire il nome, la data di fondazione e di distruzione. Le scarse notizie pervenuteci possono comunque farci ipotizzare che in quel sito la civiltà greca fece la sua apparizione nel 403 a. C. quando gli abitanti di Naxos, scampati alla distruzione della loro città, risalendo il corso dell’Alcantara, si fermarono in quei luoghi ritenendosi al sicuro per la naturale protezione offerta dal Fiume e dall’Etna. Secondo l’Arciprete Don Giuseppe Plumari ( 1770 – 1851 ), uno dei più insigni storici locali, Randazzo risulterebbe, invece, dalla unificazione di ben cinque centri. Queste città, distrutte nel periodo delle guerre civili di Roma, sarebbero risorte ad opera dell’Imperatore Ottaviano in quella unica città che sarà poi Randazzo, così denominata a seguito della corruzione del nome originario che, secondo il Plumari, sarebbe stato “ Triracium “, divenuto prima “ Rinacium “, poi “ Ranacium “ ed infine “ Randacium “.
Il periodo Bizantino e la conquista Araba.
Poiché gli oggetti rinvenuti vanno cronologicamente dal periodo Siculo alla dominazione Bizantina, si deduce che l’insediamento umano in quei luoghi ebbe carattere di continuità dai tempi preistorici fino al periodo precedente la dominazione Araba in Sicilia. Con la dominazione Bizantina, di cui esistono ancora i vistosi ruderi di tre vecchie chiese “ Le Cube “, finì la vita di questa città sicula, colonizzata dai Greci, conquistata dai Romani e distrutta sicuramente dagli Arabi. A tal proposito ci viene in aiuto Michele Amari nella sua “ Storia dei Musulmani di Sicilia “ ………Khafagia, Emiro di Sicilia dall’anno 862 all’871 d.C., dopo l’ennesimo tentativo di espugnare Taormina, di Rebì primo dell’anno 255 dell’Egira ( dal 18 febbraio al 19 marzo 869 ), movea sopra Tiracia, com’io leggerei in Ibn-el-Athir, e risponderebbe a quella che poco appresso fu chiamata Randazzo. Non si sa ch’ei la espugnasse “. Senza dubbio, dal momento che gli oggetti rinvenuti nelle tombe di Santa Anastasia vanno inquadrati fino alla dominazione del Romano Impero d’Oriente, i Musulmani dovettero distruggere la città limitrofa alla necropoli.
Randazzo medievale.
Non conosciamo le vicende storiche della prima età della città. In verità dalle fortificazioni lungo il corso dell’Alcantara e dalla tradizione orale ancora viva, dobbiamo dedurre che il suo territorio dovette soggiacere a perturbazioni belliche di non lieve entità: invasioni di predoni, passaggio di eserciti Bizantini ed Arabi, eventi bellici come quelli che caratterizzarono l’inizio del Sec. XI quando nelle vicinanze di Randazzo e probabilmente in quel piano che porta ancora il nome di “ Sconfitta “ si scatenò la cruenta battaglia tra Giorgio Maniace e l’esercito Arabo ( 1040 ). La popolazione di origine greca e di stirpe latina scampata alla distruzione della città, cercò allora altri siti più sicuri, la località, dove sorgerà Randazzo si presentava naturalmente la più adatta. Essa, infatti, era posta tra il Fiume Alcantara e il Fiume Piccolo, che la circondava nella parte di mezzogiorno, ed era difesa dall’imponente ciglione lavico su cui sorge l’attuale Castello e da una vasta palude coperta, assieme al Fiume Piccolo, dalla colata lavica del 1553. Su queste posizioni, naturalmente fortificate, avrebbero trovato sicurezza le popolazioni di Triracia, o di Tissa o di altri centri del medio corso dell’Alcantara. Le vicende storiche della Randazzo medievale, di cui si ha certezza e documentazione, iniziano nell’anno 1078. Al vecchio nucleo di popolazione greca e latina si aggiunse, con la venuta dei Normanni, un forte gruppo di Lombardi. Questi si erano trasferiti nella Sicilia al seguito dell’esercito del Gran Conte Ruggero, e quando, dal natio Monferrato, venne a raggiungere il marito la Contessa Adelasia. Protetti da essa, formarono nell’Isola vere colonie che in seguito ebbero tanto peso in parecchi avvenimenti storici della Sicilia.
Randazzo dal sec. XV al sec. XX .
Il lento declino economico e politico della città ha inizio nei secoli grigi della dominazione Spagnola. Questi gli avvenimenti più importanti che caratterizzarono la storia di Randazzo negli ultimi cinquecento anni:
a) 1492 – Decreto di Re Ferdinando relativo alla espulsione degli Ebrei dalla Sicilia. Fu questo un provvedimento che penalizzò in modo grave ed irreparabile l’economia della città, ove esisteva da secoli una tra le più fiorenti e ricche comunità ebraiche dell’isola. Il Colle di San Giorgio fu per secoli il loro quartiere.
b) Il potente Imperatore CARLO V°, l’uomo sul cui regno non tramontava mai il sole, il 28 Ottobre 1535 fa il suo trionfale ingresso in città, proveniente da Palermo, attraverso la “ Porta di San Martino “. Rimane a Randazzo tre giorni e, felicissimo per la grande accoglienza ricevuta, fu lui ad elargirle il titolo di “ Città “ conferendole il relativo diploma. “ CIVITAS RANDATII “.
E Carlu V° t’incurunau riggina
Quannu passau ‘ntra lu to Rannazzu.
Ti vossi ‘ntra lu sonnu pi vicina
Ccu illu ti purtau ‘ntra lu palazzu.
c) 1536 – Una imponente colata lavica distrugge completamente il ricco Feudo “ Annunziata “, deviando perfino il corso del Fiume Piccolo, che circondava la città dal lato di mezzogiorno, e stravolgendo completamente la morfologia di quel vasto e fertile territorio.
d) 1539 – La città per quattro mesi è in preda alle truppe ribelli a Carlo V°, che la saccheggiano distruggendo ed incendiando, fra l’altro, il “ Grande Archivio Storico “ allora custodito nella chiesa di San Nicola, la più grande della Diocesi.. Perdita gravissima questa, per il gran numero di manoscritti e papiri, specie del periodo greco e dell’alto medioevo, dati alle fiamme dalla ignorante soldataglia. Documenti questi che tanti dubbi e tanti vuoti della storia della città avrebbero certamente colmato.
e) 1575 – 1580 La peste, portata da un venditore di stoffa, inperversa per ben cinque anni, uccidendo la maggior parte della popolazione. Il quartiere più colpito fu quello Latino di Santa Maria che, infine, venne isolato e dato alle fiamme per domare l’epidemia.
f) 30 Giugno 1672 – E’ ancora vivo nel popolo il ricordo del miracolo della statua di San Nicola, opera di Antonello Gagini ( 1523 ), registrato nel “ Libro Rosso “ della chiesa a pag. 204. Il Santo fece cessare la fame e la mortalità, avvenuta in quell’anno a causa della peste, con un miracolo: dal fianco sinistro della statua marmorea sgorgò tanto sangue che, fluendo lungo il ginocchio, arrivò fino alla mensa dell’altare.
g) 1682 – Una terribile alluvione trascinò via il quartiere industriale e commerciale della città, quello di “ Santa Maria dell’Itria “, e due ponti sul Fiume Alcantara, i resti di uno dei quali sono ancora visibili presso “ Porta Pugliese “.
h) 1719 – Randazzo fù il quartier generale dell’Esercito Spagnolo contro l’Esercito Tedesco. La battaglia si svolse nei pressi di Francavilla di Sicilia, ma tutti i feriti furono portati a Randazzo e ben 800 vi morirono. Una vecchia Croce in Contrada S. Lorenzo, alla periferia Est della città, detta “ Croce degli Spagnoli “, ne ricorda la tomba comune.
i) 6 Agosto 1860 – Garibaldi invia a Randazzo il suo luogotenente, Gen. NINO BIXIO, che prese alloggio nel palazzo del Barone Don Giuseppe Fisauli, per reprimere i disordino scoppiati a Randazzo e nei paesi vicini.
j) Ultimo immane disastro, i bombardamenti Anglo-Americani del Luglio-Agosto 1943 ( ben 84 incursioni aeree …! ! ) che distrussero l’85% delle abitazioni. Scomparve così gran parte del patrimonio artistico e monumentale della città, testimonianza ultima della sua gloriosa storia.
Generali Parlamenti di Sicilia tenutesi a Randazzo.
- Il primo sarebbe stato convocato nel Monastero di San Domenico da FEDERICO III° IL SEMPLICE, per sancire la definitiva sottomissione del partito Chiaramontano.
- Un altro venne indetto da ARTALE ALAGONA, tutore della REGINA MARIA, per proclamare questa erede al trono di Sicilia. – 1366 ( Chiesa di San Nicola ).
- Un terzo venne convocato dalla REGINA BIANCA DI NAVARRA il 3 Luglio 1411.
Altri due parlamenti si tennero, sempre nella chiesa di San Nicola, nel 1411 e nel 1414 sotto FERDINANDO DI CASTIGLIA
Testo randazzo-arte.it
Randazzo nella mitologia.








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