
La gauche plurielle ha ampiamente vinto il ballottaggio delle regionali. La sinistra guidata dai socialisti ha piazzato i suoi candidati in testa in tutte le regioni della Francia, tranne l’Alsazia, l’ultimo baluardo che l’Ump conserva di un soffio, e la Reunion, che passa nel girone della destra. Persino la Corsica si tinge di rosa. Ps, Europe ecologie e Pcf uniti in un’alleanza nazionale s’impongono con una vittoria strategica che determinerà gli equilibri politici in vista della regina di tutte le elezioni, quella presidenziale del 2012.
«I francesi hanno respinto una politica ingiusta, fatta di regali fiscali per i più privilegiati a detrimento della lotta alla disoccupazione e al sostegno al settore pubblico» dice il segretario socialista, Martine Aubry. «I francesi hanno fatto una scelta a favore della sinistra - ha proseguito - per una politica che li protegga, li difenda nella vita quotidiana E hanno detto no alla strumentalizzazione della paura tentata dal governo. Stasera la Francia ha chiesto di cambiare profondamente politica. Da domani saremo al lavoro per mantenere i nostri impegni».
Se con il primo turno il Partito socialista aveva scalzato l’Ump dalla piazza di primo partito nazionale, ieri guidando la coalizione di sinistra i socialisti hanno ottenuto un risultato storico consegnando alla nuova fase una sinistra al 56% dei consensi nazionali. A rue Solferino si festeggia con lo champagne, perché il dato premia l’artefice dell’alleanza, la segretaria del Ps Martine Aubry che ora è in posizione di forza per guidare anche il processo politico in vista delle presidenziali. Probabilmente se la dovrà vedere però anche con Ségolène Royal, che ottenendo tra i migliori score socialisti nella regione Poitou Charentes, cercherà un rimbalzo nazionale.
La destra si è invece fermata al 34%, mentre il Fronte nazionale, che non ha vinto nessuno dei 12 ballottaggi triangolari, ha comunque raccolto un notevole 8,7% nazionale. Evidentemente in questa ultima settimana la destra non è riuscita a mobilitare gli astensionisti. Nessuno degli otto ministri che si presentavano in altrettante regioni è riuscito a spuntarla. Per alcuni anzi la sconfitta è stata sonora. Probabilmente ha pesato il fatto di appartenere ad un potere esecutivo cui i francesi hanno voluto lanciare una messaggio chiaro.
Ora per Sarkozy si apre il problema del dopo. Già la scorsa settimana i parlamentari erano entrati in stato d’agitazione. In ballo c’è la loro rielezione, e da oggi cominceranno a sfoderare i coltelli. Per martedì il capogruppo all’Assemblea nazionale ha già convocato una riunione dei deputati Ump. Sarkozy cercherà di impedire la sedizione, ma prenderà qualche giorno per studiare il da farsi. Quel che è certo è che non cambierà il primo ministro. Oggi François Fillon salirà all’Eliseo per le dimissioni simboliche, ma riceverà l’incarico di formare un nuovo esecutivo rimpastato per portare a termine la riforma delle pensioni. Sulle riforme infatti Sarkò non sembra voler retrocedere, tanto che ieri sera Fillon «all’inquietudine» che i francesi hanno espresso col voto ha risposto che «la minaccia non viene dalle riforme, ma dalla mancanza di riforme». Avanti tutta.
Luca Sebastiani l'unita'








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