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lunedì 5 maggio 2014

Mai più terre abbandonate

“Disposizioni per favorire l’accesso dei giovani all’agricoltura e contrastare l’abbandono e il consumo dei suoli agricoli“: è la proposta di legge preparata dal consiglio della Regione Puglia. Il provvedimento prevede la possibilità di promuovere avvisi pubblici per la concessione o la locazione di terre agricoli, ma anche delle aree utilizzate per questi scopi indipendentemente dalla destinazione urbanistica e di quelle “comunque libere da edificazioni e infrastrutture, suscettibili di utilizzazione agricola”.

Del resto, lo stato di salute dell’agricoltura in Italia è noto. Pochi contadini, con un’elevata età media, con culture legate ai decenni passati e all’agricoltura intensiva, con conseguente aumento di desertificazione, erosione e dissesto idrogeologico. Tuttavia, se mettessimo bene a fuoco la fotografia dell’agricoltura scopriremmo altro. Ad esempio, che sempre più trentenni scelgono di lavorare la terra, fanno rete, chiedono formazione e informazione, sperimentano il chilometro zero, promuovono alleanze tra produttori e cittadini consumatori, usano i vicini di casa e i social network, puntano all’agricoltura naturale con o senza le etichette bio e, per dirla con le parole della rete Genuino clandestino, si sentono parte di comunità in lotta per l’autodeterminazione alimentare.

Quei trentenni, insieme ad altri, sono convinti che il mondo si cambia anche a partire dal cibo, ovvero prendendosi cura dell’ambiente, della biodiversità, della salute delle persone, della qualità della vita di tutti. Nelle crepe del mercato globale, tra l’appiattimento dei gusti e “l’importante è consumare”, ritrova spazio il mestiere del contadino, come dimostrano gli ultimi dati Istat sull’agricoltura, in particolare quella a conduzione familiare. Per questi motivi il loro ritorno alla terra non è una semplice moda. Alcuni enti locali, tra limiti, ritardi e contraddizioni, si vedono costretti a inseguire questo ritorno, anche per affrontare quello che resta il principale problema: l’accesso alla terra.

04-cia-boldrini-agricolturaLa proposta della Regione Puglia, tutta da verificare nella sua concreta applicazione, sembra muoversi in questa direzione: vuole promuovere nella terra degli uliveti e delle masserie l’accesso dei giovani agricoltori ai terreni di proprietà regionale, degli enti controllati e dei comuni. La concessione o la locazione, spiega una nota della Regione on line, riguarderà solo l’affidamento a giovani contadini di età interiore a quarant’anni e con priorità a quelli di primo insediamento. Nel decreto si prevede che entro sei mesi, e successivamente entro il 31 dicembre di ogni anno, la Regione individuerà l’elenco dei terreni agricoli a vocazione agricola idonei. Entro un anno, invece, dall’entrata in vigore della legge predisporrà un inventario, attraverso accordi con gli enti locali e gli enti pubblici, con un supporto cartografico delle aree agricole di proprietà pubblica.

Chissà se i frutti del ritorno alla terra e dei provvedimenti della Regione non possano dimostrarsi utili anche come alternative a criminalità e schiavismo che ancora segnano territori come la Capitanata (se ne parla in Fuori dal ghetto) o allo sviluppo avvelenato a cui si è ribellata Taranto.

Comune-info

http://comune-info.net/2014/05/terre-libere-puglia/


Foto: Mai più terre abbandonate

“Disposizioni per favorire l’accesso dei giovani all’agricoltura e contrastare l’abbandono e il consumo dei suoli agricoli“: è la proposta di legge preparata dal consiglio della Regione Puglia. Il provvedimento prevede la possibilità di promuovere avvisi pubblici per la concessione o la locazione di terre agricoli, ma anche delle aree utilizzate per questi scopi indipendentemente dalla destinazione urbanistica e di quelle “comunque libere da edificazioni e infrastrutture, suscettibili di utilizzazione agricola”.

Del resto, lo stato di salute dell’agricoltura in Italia è noto. Pochi contadini, con un’elevata età media, con culture legate ai decenni passati e all’agricoltura intensiva, con conseguente aumento di desertificazione, erosione e dissesto idrogeologico. Tuttavia, se mettessimo bene a fuoco la fotografia dell’agricoltura scopriremmo altro. Ad esempio, che sempre più trentenni scelgono di lavorare la terra, fanno rete, chiedono formazione e informazione, sperimentano il chilometro zero, promuovono alleanze tra produttori e cittadini consumatori, usano i vicini di casa e i social network, puntano all’agricoltura naturale con o senza le etichette bio e, per dirla con le parole della rete Genuino clandestino, si sentono parte di comunità in lotta per l’autodeterminazione alimentare.

Quei trentenni, insieme ad altri, sono convinti che il mondo si cambia anche a partire dal cibo, ovvero prendendosi cura dell’ambiente, della biodiversità, della salute delle persone, della qualità della vita di tutti. Nelle crepe del mercato globale, tra l’appiattimento dei gusti e “l’importante è consumare”, ritrova spazio il mestiere del contadino, come dimostrano gli ultimi dati Istat sull’agricoltura, in particolare quella a conduzione familiare. Per questi motivi il loro ritorno alla terra non è una semplice moda. Alcuni enti locali, tra limiti, ritardi e contraddizioni, si vedono costretti a inseguire questo ritorno, anche per affrontare quello che resta il principale problema: l’accesso alla terra.

04-cia-boldrini-agricolturaLa proposta della Regione Puglia, tutta da verificare nella sua concreta applicazione, sembra muoversi in questa direzione: vuole promuovere nella terra degli uliveti e delle masserie l’accesso dei giovani agricoltori ai terreni di proprietà regionale, degli enti controllati e dei comuni. La concessione o la locazione, spiega una nota della Regione on line, riguarderà solo l’affidamento a giovani contadini di età interiore a quarant’anni e con priorità a quelli di primo insediamento. Nel decreto si prevede che entro sei mesi, e successivamente entro il 31 dicembre di ogni anno, la Regione individuerà l’elenco dei terreni agricoli a vocazione agricola idonei. Entro un anno, invece, dall’entrata in vigore della legge predisporrà un inventario, attraverso accordi con gli enti locali e gli enti pubblici, con un supporto cartografico delle aree agricole di proprietà pubblica.

Chissà se i frutti del ritorno alla terra e dei provvedimenti della Regione non possano dimostrarsi utili anche come alternative a criminalità e schiavismo che ancora segnano territori come la Capitanata (se ne parla in Fuori dal ghetto) o allo sviluppo avvelenato a cui si è ribellata Taranto.

Comune-info

http://comune-info.net/2014/05/terre-libere-puglia/

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