“Vivi o morti, li vogliamo con noi”. Da ieri un gruppo di madri e padri di desaparecidos sono in sciopero della fame a Città del Messico per sollecitare il Governo ad impegnarsi nelle ricerche dei proprio congiunti. Si tratta di vittime della violenza legata al narcotraffico e alla strategia militare di repressione della criminalità organizzata. Una vera e propria guerra che durante il mandato di Calderón ha causato almeno 70.000 morti e 26.000 ‘desaparecidos’, secondo dati ufficiali. “Abbiamo fatto uno sciopero della fame già a novembre, sospeso dopo sette giorni perché il ministro dell’Interno si era impegnato a risolvere i nostri casi, ma non è andata così” sottolinea una delle mammem Margarita, che parla a nome degli altri genitori di figli desaparecidos. A dicembre il governo è cambiato, è tornato al potere il ‘dinosauro’ Partido Revolucionario Institucional (Pri) e ha promesso aiuto, ma senza presentare, finora, alcuna iniziativa.
“Ci hanno detto che non ci sono risorse. Ora chiediamo una riunione con il presidente, il ministro dell’Interno, il procuratore generale e il commissario alla sicurezza: che ci dicano loro chi si incaricherà di cercare i nostri figli”, raccontano i congiunti. I genitori continuano a cercare anche Luz Angélica Mena Flores, scomparsa il 4 agosto 2008 a Chihuahua. “Abbiamo detto tutto quello che sapevamo alla polizia, ma non hanno fatto nulla”.
Un riferimento alla drammatica situazione del Messico è venuto dal papa, che ieri ha celebrato il rito della canonizzazione, includendo diverse figure provenienti dall’America Latina. ''La nobile nazione messicana'', ha detto il papa, ripudiando ogni violenza ''avanzi sempre piu' nel cammino della solidarieta' e della convivenza fraterna''.
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