mercoledì 6 marzo 2013
Chávez, tutto e il suo contrario
Il presidente del Venezuela Hugo Rafael Chávez Frìas è morto ieri dopo una lunga malattia.
Era al potere da 14 anni e reincarnava sotto forme moderne la tradizione latino-americana del Libertador, il rivoluzionario che si mette alla testa del popolo per liberarlo dall'oppressione e poi lo imprigiona di nuovo, mostrando tutte le facce del potere assoluto e impadronendosi dello Stato in ogni sua articolazione.
Hugo Chavez è stato tutto e il suo contrario. Un ufficiale golpista e un militare che mente ai suoi uomini dicendo che stanno andando a una parata invece che all'assalto del palazzo presidenziale. Il politico che in nome del socialismo promette l'inferno ai ladri e ai corruttori e poi lascia i suoi compagni di avventura liberi di rubare a man bassa. Un padre e marito premuroso e un ganimede impenitente che usa le guardie del corpo per proteggere le sue avventure di un'ora. L'uomo che ama stare in mezzo al suo popolo allo stadio del baseball e colui che fugge a gambe levate quando quello stesso popolo lo contesta. Chi è stato accanto a lui negli ultimi 25 anni tratteggia un ritratto che, fotogramma per fotogramma, appare illogico e contraddittorio.
Figlio di un maestro di campagna, Hugo Rafael nasce a Saboneta il 28 luglio 1954, nello Stato di Barinas, una regione sud occidentale del Venezuela. Per ragioni economiche, cresce nella casa della nonna paterna. Fin dalle scuole elementari fa gruppo fisso con altri tre ragazzi, innamorati persi come lui del baseball: Jesus Perez, che è stato suo ministro degli Esteri e ambasciatore all'Unesco e i fratelli Vladimir e Federico Guevara, figli di un maestro orgoglioso di aver insegnato ai ragazzi i rudimenti del comunismo. "Tra i primi libri che ho messo loro in mano", ha raccontato il maestro a Cristina Marcano e Alberto Barrera Tyszka, autori di una biografia di Chavez, "c'erano il 'Contratto sociale' di Rousseau e 'Il Principe' di Machiavelli".
Magro, un po' allampanato, soprannominato Tribilìn, il nome in spagnolo del disneyano Pippo, spende la sua vita a Barinas fino a quando, diciassettenne (1971), non entra nell'Accademia militare per la stessa ragione per cui era stato cresciuto dalla nonna. Problemi economici risolti affidandosi in questo caso alle cure dello Stato.
E' un Venezuela tranquillo, quello dei primi anni Settanta, non attraversato dalle aspirazioni rivoluzionarie che tormentano altri paesi latino americani e neanche dalla furia fascista di latifondisti e militari. Al potere c'è una sonnacchiosa Democrazia cristiana che governa quasi 25 milioni di venezuelani sotto l'ombrello protettivo degli Stati Uniti. C'è il petrolio che arricchisce la borghesia locale, e questo basta a mandare avanti le cose senza preoccuparsi di larghi strati di povertà e analfabetismo. Per Chavez la carriera militare è un modo per sbarcare il lunario. Sulle sue performance esistono versioni differenti: chi lo ricorda ultimo della classe, chi sventola il suo punteggio più che decoroso, ottavo su settanta, ma aggiungendo che la pagella è stata riscritta quando lui era già al potere. Cominciata la carriera da ufficiale, Chavez ne affianca subito un'altra da cospiratore. Con altri ufficiali comincia a sognare di ripulire il Paese come fece Fidel Castro a Cuba: questa volta nel nome di Simon Bolivar, il Libertador che mise fine al dominio coloniale spagnolo. Nasce l'Esercito Rivoluzionario Bolivariano, poi ribattezzato MRB-200, che però usa gli stessi metodi delle altre dittature fasciste latino americane ed entra in azione la notte del 2 febbraio 1992 per decapitare la presidenza di Carlos Andrés Perez. Tra errori, tradimenti e paure dei congiurati il golpe fallisce.
Per Hugo Chavez si aprono le porte del carcere. Ed è la sua fortuna. Perché dalla cella comincia a costruire il personaggio che sei anni più tardi e solo dopo due di carcere darà la scalata a Palazzo Miraflores. Accanto ha la moglie Nancy Colmenares, affettuosamente ribattezzata La Negra, e i tre figli Rosa Virginia, Maria Gabriela e Huguito. Ma riceve regolarmente anche la visita di Herma Marksman con la quale convive dal 1984 e il cui rapporto si chiude nel 1993. La sua amante, nella cui abitazione di Caracas si erano svolte le riunioni dei congiurati, si infurierà poi per un'intervista nella quale Chavez parlava così della moglie Nancy: "Senza di lei e il suo supporto non so come avrei potuto far crescere il movimento".
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