domenica 7 ottobre 2012
GREEN DAY - Kill The Dj
La canzone è un tentativo dance dichiarato fin dal principio dai membri della band – con tanto di colte citazioni ma con pochi e fumosi motivi sulla motivazione musicale della “svolta”.
Ed effettivamente si può ballare su questo dance-rock bizzarro, con tocchi di indie rock britannico (un po’ Arctic Monkeys, un po’ Franz Ferdinand) nel sottobosco del brano.
Il basso di Mike Dirnt, mai così discomusic, fa da traino come da copione in un pezzo da dancefloor che si rispetti, mentre la canzone sale e scende distrattamente, a volte diretta e a volte in controtempo, con chitarre in levare poco caraibiche e molto Studio 54.
Ah, per chi l’avesse pensato: il dj da uccidere non è un vero dj (per la delusione dei rocchettari accaniti), ma una figura politica non meglio precisata (da bravi antagonisti, i Green Day si danno all’assalto al “capo”, senza forse capire bene di quale si stia parlando).
Kill The DJ ha senz’altro una buona orecchiabilità, ma non siamo certi che i fans, vecchi o nuovi, possano apprezzare troppo il lavoro molto pop della band, certamente diverso dal solito, ma artisticamente un po’ a metà del guado.
L’impressione è quella di uno sfogo alla buona dei musicisti, una sfida sonora, sostenuta da un senso di libertà dato forse dalla possibilità di muoversi in un materiale vastissimo come il triplo album in uscita: chi ha detto Sandinista?
Alberto De Donatis
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