The Killers...o U2?
La band di Las Vegas ritorna dopo quattro anni di pausa con un album in uscita a breve, Battle Born, il quarto della loro carriera, ed un sound riconoscibile ma profondamente rinnovato.
Da sempre marchiati dalla stampa musicale americana di britannismo sonoro, intitolando il loro nuovo lavoro con la frase che campeggia sulla bandiera del “loro” Nevada vogliono forse rivendicare l’americanicità delle origini.
Con Runaways, prima singolo estratto, ci riescono a metà.
L’approccio è infatti molto vicino allo stadium rock e ad un certo AOR che riempiva le radio yankee qualche decennio fa, con un’intro decisamente epica: un’alba di synth calzante nell’annunciare il ritorno sulle scene.
La voce di Brandon Flowers, in precedenza usata spesso in salsa post-punk, qui abbraccia l’altro lato degli anni ’80, quello sfarzoso e grandioso, nel raccontare il suo amore ad elastico, in un rincorrersi di responsabilità e paure dei rapporti.
Fin qui il lato americano. La metà britannica, o per meglio dire irlandese, profuma di U2 in ogni anfratto: l’ampiezza del suono, dato dall’intreccio della voce con la chitarra costante e caricata di delay (The Edge, sei tu?) richiama clamorosamente la band di Bono.
Lo zampino in fase di produzione in questo senso è rivelatore, con Steve Lillywhite direttamente impegnato su questo pezzo e, a quanto pare, Daniel Lanois a smanettare nel resto dell’album (a questo punto mancherebbe solo la superstar Brian Eno a completare il trio-U2).
Evitato per un pelo il rischio citazione, i Killers consegnano al mondo un pezzo adattissimo ad una grande apertura di concerto: la carica è grandiosa e diretta, i coretti finali e l’energia sono puramente rock.
Vedremo come si evolverà il resto di Battle Born e della carriera del gruppo; per ora, cogliere i lati positivi degli U2 potrebbe rivelarsi utile.
Alberto De Donatis
sabato 1 settembre 2012
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