
Come sappiamo, con la riforma si passa al metodo contributivo e l’assegno arriva solo al giungere dei 65 anni per chi è al primo mandato. Giusto, sacrosanto, in linea con i sacrifici dei cittadini. Non la pensano così molti onorevoli, soprattutto quei ‘peones’ che rischiano di non essere eletti nella prossima legislatura: dunque la tentazione di costoro, l’ultimo rigurgito di avidità, è dimettersi entro fine dicembre in modo da scampare alle nuove regole per i vitalizi.
Sono ben 350 i parlamentari che rischiano di perdere il lauto assegno, e l’ipotesi di dimissioni di massa diventa dunque più di un semplice sospetto: tuttavia per gli onorevoli furbacchioni c’è un ostacolo non di poco conto, ovvero che le dimissioni devono essere approvate da un voto dell’aula, cosa che in questo momento sembra alquanto difficile che possa accadere. Non sappiamo se le voci siano fondate o meno, ma già solo il fatto che l’ipotesi dimissioni paia credibile dimostra quanto incredibilmente bassa sia la stima verso una classe politica indisposta a rinunciare a qualsiasi privilegio. Scommettete che al momento del varo della riforma spunterà qualche norma transitoria ad hoc che salverà i loro vitalizi? A pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca sempre nella Seconda Repubblica.
Giulio Ragni








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