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domenica 4 settembre 2011

Festival di Venezia 2011









Terraferma: i profughi senza speranza di Crialese


Terraferma è il punto di approdo a cui vuole arrivare chi naviga, ma è anche un mondo ostinatamente uguale a se stesso. Crialese, dopo l’esperienza kolossal di Nuovo Mondo, torna alle dimensioni small size di Respiro, a quel mondo un po’ viscontiano de La terra trema in cui gli abitanti rifiutano a ogni costo il diverso. La bravura di Crialese è ancora una volta quella di saper far parlare i volti autentici e le voci dialettali nel confronto con un corpo estraneo che non è più la pazza Golino, ma branchi di profughi bisognosi che costringono al faccia a faccia con una delle paure più ataviche: quella dell’ “uomo nero che ti mangia tutto intero”, espressione usata dal regista stesso nel decrivere il proprio film.

Quelle ombre scure e allungate che di notte emergono dalle acque per cercare di salire sulla barca di Filippo non hanno nulla da invidiare agli zombie di Romero e mordono le nostre coscienze con la stessa ferocia. La carne messa al fuoco è importante e lo stile neorealistico è pregevole nel riuscire a far parlare gli elementi naturali quasi fossero coprotagonisti, in generale il film però non riesce a scrollarsi di dosso un senso di déjà vu rispetto alle opere precedenti del regista e ai film dei grandi maestri che hanno raccontato la Sicilia.

bestmovie

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