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sabato 23 luglio 2011

G8 Genova, dopo dieci anni in diecimila al corteo




“Loro la crisi, noi la speranza”. E’ lo striscione che apre la manifestazione per i dieci anni del G8 di Genova. Il corteo ha mosso i primi passi alle 17. In testa Haidi e Giuliano Giuliani, i genitori di Carlo, e Lorenzo Guadagnucci, una delle vittime dell’irruzione alla scuola Diaz.

Dietro ai tre, che si tengono per mano, e allo striscione, un serpentone colorato di oltre 10mila persone. Tra queste, i manifestanti del movimento ‘No Tav’ con un cartellone su cui si legge ‘la valle che esiste. No Tav’. Imponente, ma discreto, il servizio di sicurezza, con molti poliziotti e carabinieri che accompagnano il corteo in borghese.

In molti, presenti oggi, hanno voluto ricordare la ferita aperta dei giorni del luglio 2001. ”Per rimarginarla – ha dichiarato Vittorio Agnoletto, portavoce del Genova social forum in quei giorni – serve la rimozione immediata di coloro che sono stati condannati e che, anziché essere rimossi, sono stati promossi ai vertici delle polizia e dei servizi segreti”. Agnoletto ha anche auspicato “un vero processo” per la morte di Carlo Giuliani, e ha ribadito il proprio appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affinché lo Stato chieda scusa alle vittime di dieci anni fa.

E gli stessi concetti si ritrovano nelle parole di Guadagnucci. “Oggi sono qui perché, a distanza di un decennio, siamo in grado di dire che a Genova ci fu un abuso di potere”, aggiunge mostrando una cicatrice sul braccio destro, ‘ricordò dell’irruzione alla scuola. “Sulle violenze non c’è più niente da scoprire – sostiene – ci vorrebbero solo le scuse dei vertici dello Stato e della polizia, a partire da Gianni De Gennaro, che dovrebbe dimettersi”.

In controtendenza rispetto ai sentimenti del corteo, le dichiarazioni di Maurizio Gasparri: “A dieci anni dal G8 di Genova è doveroso ricordare le migliaia di esponenti delle forze dell’ordine che in quei giorni furono sottoposti a violente aggressioni, a tentativi di omicidio, e che impedirono alla violenza organizzata di prevalere”. Gasparri aggiunge che le “letture distorte di quelle vicende impedirebbero di ricordare la gravissima colpa di chi affrontò con animo violento quelle giornate. Non ci sarebbe stato un morto se non fossero stati aggrediti i carabinieri in quella piazza. La verità – conclude il capogruppo Pdl al Senato – va riaffermata e con essa la gratitudine a chi difese la legalità minacciata da centri sociali, black bloc e sinistre varie. Da Genova 2001 a certi a no-Tav di oggi c’e’ un filo rosso di violenza che va spezzato”.




Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare
respiro al largo, verso l'orizzonte.
Genova, repubblicana di cuore, vento di sale, d'anima forte.
Genova che si perde in centro nei labirintici vecchi carrugi,
parole antiche e nuove sparate a colpi come da archibugi.
Genova, quella giornata di luglio, d'un caldo torrido d'Africa nera.
Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera.
Nera o blu l'uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia;
facce e scudi da Opliti, l'odio di dentro come una scabbia.
Ma poco più lontano, un pensionato ed un vecchio cane
guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare;
una voce spezzava l'urlare estatico dei bambini.
Panni distesi al sole, come una beffa, dentro ai giardini.

Uscir di casa a vent'anni è quasi un obbligo, quasi un dovere,
piacere d'incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere,
la grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza,
sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza.
Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione,
Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione.
Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia
e uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia.
Si rompe il tempo e l'attimo, per un istante, resta sospeso,
appeso al buio e al niente, poi l'assurdo video ritorna acceso;
marionette si muovono, cercando alibi per quelle vite
dissipate e disperse nell'aspro odore della cordite.

Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore,
ma come quella vita giovane spenta, Genova muore.
Per quanti giorni l'odio colpirà ancora a mani piene.
Genova risponde al porto con l'urlo alto delle sirene.
Poi tutto ricomincia come ogni giorno e chi ha la ragione,
dico nobili uomini, danno implacabile giustificazione,
come ci fosse un modo, uno soltanto, per riportare
una vita troncata, tutta una vita da immaginare.
Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare,
c'è traffico, mare e accento danzante e vicoli da camminare.
La Lanterna impassibile guarda da secoli gli scogli e l'onda.
Ritorna come sempre, quasi normale, piazza Alimonda.

La "salvia splendens" luccica, copre un'aiuola triangolare,
viaggia il traffico solito scorrendo rapido e irregolare.
Dal bar caffè e grappini, verde un'edicola vende la vita.
Resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita

Francesco Guccini

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