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venerdì 17 giugno 2011

Largo ai giovani!


Alessandro De Pascale



INTERVISTA. Raphael Rossi, professionista specializzato nei sistemi per la differenziata, da ieri è il nuovo presidente di Asia: «Manterremo le promesse, via i rifiuti e porta a porta in tutta la città».



La nomina è arrivata ieri mattina (15 giugno 2011, ndr). Raphael Rossi, giovane professionista specializzato nella progettazione di sistemi per la raccolta differenziata, già numero due dell’Azienda municipale per la raccolta rifiuti torinese (Amiat), dove denunciò un tentativo di corruzione finalizzato all’acquisto di macchinari inutili, è il nuovo presidente dell’Asia. L’Azienda servizi igiene ambientale, di proprietà del Comune che gestisce i rifiuti a Napoli. Tra i nuovi consiglieri della municipalizzata, spicca anche il nome di Raffaele Del Giudice, attuale direttore di Legambiente Campania.



Rossi, qual è la prima cosa che vuole fare a Napoli?

La nuova amministrazione ha un’esigenza annunciata dal sindaco in campagna elettorale: estendere la raccolta differenziata a tutta la città. La soluzione, quindi, è stata già individuata dalla parte politica. La mia nomina va in questa direzione, in quanto sono un tecnico che si è già occupato di progettare il porta a porta.



Finora, secondo lei, cosa non ha funzionato?

Molte cose, inutili da rivangare.



Tra le cose che la Regione da tempo chiede al Comune di Napoli, c’è l’attivazione di due stazioni di trasferenza. Le farete?

Le stazioni di trasferenza, lo dice anche il nome, servono a trasferire i rifiuti e rendere più agevole l’attività di raccolta. Però non sono e non devono diventare discariche o luoghi di smaltimento. Perché all’interno l’immondizia deve rimanere per massimo 72 ore. Se si devono fare serve anche un impegno da parte di chi cura lo smaltimento a non fermare i conferimenti, ingolfandole. Altrimenti non servono a nulla.



Pensa che Napoli abbia bisogno di un suo inceneritore?

Su questo punto ha già risposto la politica. Il sindaco ritiene che l’inceneritore di Napoli non sia necessario e pochi giorni fa è stata individuata la strada alternativa.



Quella dei cinque impianti di compostaggio?

Sì, perché va risolto il problema dell’umido. Napoli già ne produce, tramite differenziata, una quantità rilevante che però non è poi in grado di trattare autonomamente. Dobbiamo chiudere il ciclo.



Ma la responsabilità sugli impianti non è delle Province?

Quella è la strada individuata dalla politica. Ma nessuno ci impedisce di gestire i nostri impianti. Quindi li faremo. Solo così potremo risolvere il problema, con soluzioni strutturali e soprattutto definitive.

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