
Una cifra mostruosa: dieci miliardi di euro. E' quello che dovremo pagare in più dall'anno prossimo. Grazie alle addizionali locali all'Irpef previste dalle legge sul federalismo. Voluta dalla Lega e fatta propria dal Pdl
Il numero segreto del federalismo è 10 miliardi di euro. E' questo il conto che i cittadini onesti, quelli che pagano le imposte sui redditi, potrebbero ritrovarsi a saldare per garantire quel principio di autonomia delle comunità locali che sta alla base della riforma più importante del governo in carica.
Qui non si tratta di tasse e imposte che già si pagano a Roma e che, con la rivoluzione architettata dai ministri Roberto Calderoli e Giulio Tremonti, verranno almeno in parte dirottate su città, Province e Regioni. I 10 miliardi sono una cosa diversa. Sono il prezzo della libertà. Sono i quattrini che i sindaci e i presidenti delle Regioni potranno chiedere in più alle persone che abitano nei loro municipi, nei loro territori. Per questo si chiamano "addizionali": sono maggiorazioni che Comuni e Regioni possono introdurre sull'Irpef, l'imposta sui redditi.
Le addizionali, in realtà, esistono già dal 1998. Negli ultimi anni, però, il loro incremento era stato bloccato per legge, facendo storcere il naso agli autonomisti più convinti, al fine di impedire che gli enti locali avessero sul fisco una mano troppo pesante. Con la riforma ormai giunta al dunque gli aumenti sono stati nuovamente autorizzati, in virtù del principio fondamentale che dovrebbe valere per ogni federalismo: il poter godere della libertà di spendere le risorse che gli amministratori hanno il coraggio di chiedere - sotto forma di imposte o di tasse - ai loro elettori. L'autonomia responsabile, come la chiamano gli esperti.
I sindaci che non l'avevano ancora fatto in passato potranno così esigere fino a un tetto massimo dello 0,4 per cento del reddito delle persone fisiche. Da parte loro i governatori regionali potranno invece inasprire il balzello (ma solo a partire dal 2013) con quote variabili fra l'1,4 e il 3 per cento, a seconda delle fasce di reddito dei contribuenti
Luca Piana








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