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mercoledì 30 marzo 2011

Processo breve, blitz Pdl: caos in Aula


Passa il voto che inverte
l'ordine del giorno alla Camera:
si scatena l'ira dell'opposizione
Napolitano: «Stop alle tensioni»
ROMA
La maggioranza accelera sul processo breve ed è scontro con l’opposizione, alla quale Gianfranco Fini riconosce maggiori spazi di dibattito, il che finisce per allungare i tempi dei lavori in Aula. Il caso Ruby resta sotto i riflettori, e la prossima settimana finirà per chiamare in causa proprio l’emiciclo di Montecitorio. Da Giorgio Napolitano arriva un nuovo invito a «rimuovere tensioni anche istituzionali che finirebbero per alimentare nell’opinione pubblica e specialmente tra i giovani motivi di disorientamento e sfiducia che è indispensabile scongiurare», proprio sul delicatissimo terreno della giustizia. Doppio binario alla Camera. In Aula, su richiesta del Pdl appoggiata dalla Lega, arriva l’ok a passare subito all’esame e al voto del processo breve. In ufficio di presidenza, invece, Gianfranco Fini comunica la sua posizione: sottoporre all’Aula la questione del conflitto di attribuzione sul processo Ruby. Passaggi serrati che stamane hanno portato i deputati dell’opposizione ad abbandonare i lavori del comitato dei Nove della commissione Giustizia, in segno di protesta contro una maggioranza accusata di «strozzare i tempi del dibattito». L’inversione di odg passa con 15 voti: slitta l’esame della legge Comunitaria e si anticipa il voto sul ddl sui tempi dei processi. L’emiciclo si scalda e Pier Luigi Bersani tuona contro «il governo della vergogna, della violenza parlamentare e della furbizia, che per salvare uno solo, butta a mare centinaia di processi». Il segretario Pd aggiunge che «ora abbiamo capito a cosa serve il viaggio a Lampedusa. A togliere i riflettori da qua». Di Pietro non c’è, perchè a Campobasso, testimone per l’accusa «in un processo a 20 persone, tra cui il presidente della Regione». «Vergogna, vergogna», grida in Aula l’opposizione, in piedi per applaudire il capogruppo Pd, Dario Franceschini, con Gianfranco Fini che riporta l’ordine paventando la possibilità di dover altrimenti sospendere i lavori. Critico anche l’Udc: «Purtroppo siamo alle solite. Dopo averci illuso che la priorità era una riforma della giustizia per gli italiani - dice Pier Ferdinando Casini - ecco un provvedimento per placare le ossessioni giudiziarie del presidente del Consiglio. È una vergogna». Respinte le richieste delle opposizioni di voto a scrutinio segreto e bocciata la pregiudiziale di costituzionalità, Pdl e Lega hanno fatto scudo a difesa della richiesta e del provvedimento. «L’inversione dell’ordine del giorno ha destato scandalo, se si fosse proceduto da calendario si sarebbe votata la Comunitaria con la responsabilità civile dei magistrati. L’indignazione era comunque programmata», ha replicato alle opposizioni il ministro della Giustizia, Angelino Alfano.
lastampa.it/

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