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martedì 29 marzo 2011

All You Need Is Now Duran Duran


Dopo tre anni i Duran Duran ricompaiono col tredicesimo album per celebrare trent’anni di carriera. Il numero sacro ridonda per tre volte e si moltiplica per se stesso, dacché i brani del All You Need Is Now sono nove. Calcolo scrupoloso. Scrupolosa persino la scelta di andare indietro nel tempo di tre decadi, precipitarsi negli 80’s dei sintetizzatori, videoclips, entusiasmi synth pop e new romantic.

Il nuovo album è propriamente indizio di una nostalgia anteriore che riaffiora e s’avvalora di propensioni e collaborazioni ineluttabilmente moderne. Ragionevolmente parlando il passato trascorso è immodificabile, incorreggibile, inguaribile, ma per gli eterni ragazzi di Birmingham basta un’odierna intrinseca volontà per cambiare il tutto, o meglio, creare una compositio giustamente e credibilmente appagante. I Duran Duran hanno in effetti un gran dono: col loro spudorato pop riescono a forarti il cervello ed interrarci canzoni che si fiondano lì, almeno per 24 ore. Per non parlare di quella sensualità insita testual-atmosferica capace di creare cosmi afrodisiacamente e carnalmente densi. Poca sperimentazione strumentale, notevole background elettronico. L’elettronica che si va avanti grazie al mixaggio di Max Stent, tecnico di suoni di pilastri come Depeche Mode e U2, richiamante gli amati anni Ottanta con un soggetto sempre in primo piano: femme fatale, tentatrice seducente ma pur sempre lussuriosamente angelica. Quest’ultima predomina la scena in The Man Who Stole A Leopard brano new romantic analogico-etimologicamente bowiano, enigmaticamente orecchiabile, sensualmente percettibile, volente racchiudere in sé una rivelazione scomoda. La rumorosa title-track All You Need Is Now pare essere il proscenio dell’invito leggero al divertimento spensierato, quello autentico, di giovanile perdita di controllo senza il pensiero per le postumi conseguenze

Mirela Marta Banach

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