
Alberghi, negozi, case, yacht club, 1.500 posti barca e 750 posti auto. Sarà il porto turistico più grande d'Europa. Con appalti ai soliti noti, con il metodo che ha beneficiato la Cricca
(10 gennaio 2011) Il cantiere del nuovo Palazzo del CinemaIl metodo Grandi Eventi ha fallito ma non è finito. L'uscita di scena della Cricca e del re della Protezione Civile, Guido Bertolaso, i disastri alla Maddalena o a Firenze non sono bastati. La sera del 30 dicembre, mentre l'Italia si interrogava se puntare sul capitone o sul cotechino con lenticchie, è stata rifatta la mappa del Lido di Venezia.
Progetti ad alto impatto sul sistema lagunare sono stati approvati a trattativa privata in un paio d'ore, con la firma del commissario straordinario per il nuovo palazzo del Cinema Vincenzo Spaziante, veneziano di anagrafe e calabrese di formazione. Con 61 milioni di euro una cordata di imprenditori si è assicurata l'ex Ospedale al Mare del Lido e la nuova darsena turistica da costruire a San Nicolò, davanti alle dighe mobili del Mose. Sarà il porto turistico più grande d'Europa con 1.500 posti barca, 750 posti auto, più ristoranti, negozi, yacht club, spa e palestre su un'area di 200 mila metri quadrati a terra e 480 mila a mare. L'insieme dei due progetti comporterà un aumento della popolazione del Lido da 18 mila a un massimo di 30 mila abitanti. Non è un cambiamento da poco per l'isola che separa Venezia dal mare aperto.
Dati i prezzi, sembra un ottimo affare. Le aree da privatizzare del Lido, in origine, erano quotate 113 milioni di euro. Poi la gara del 2009 è stata annullata dal sindaco Giorgio Orsoni, c'è stato uno spezzatino, qualche cubatura è stata ridotta, l'asta del 21 dicembre è andata deserta e così si è arrivati ai 61 milioni di una settimana fa. A vincere è stata la cordata guidata da Est Capital di Gianfranco Mossetto, assessore alla Cultura di Venezia con Massimo Cacciari negli anni Novanta e professore di Scienza delle Finanze a Cà Foscari. In società con Mossetto ci sono i padroni del Consorzio Venezia Nuova (Cvn). In primo luogo, la Mantovani di Romeo Chiarotto e Piergiorgio Baita, poi la romana Condotte e la Fincosit Grandi Lavori del veronese Alessandro Mazzi. Sono le stesse imprese che in novembre hanno ricevuto dallo Stato 1,2 miliardi di euro di sovrapprezzi vari per la realizzazione delle dighe mobili lagunari (Mose).
È un gioco di prestigio che si può riassumere in questo modo. Lo Stato, che non dà soldi al Comune, li dà ai privati per il Mose. I privati, con i profitti del Mose, si comprano in saldo i beni del Comune.
Mentre Orsoni aspetta ancora i 42 milioni di euro promessi dal governo nel 2008, l'assegno della cordata Est Capital è ossigeno puro per Cà Farsetti, la sede del Comune affacciata sul Canal Grande. Il denaro eviterà di sforare il patto di stabilità e finanzierà la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema, sempre al Lido. Lì in primavera il presidente della Repubblica avrebbe dovuto tenere le celebrazioni di una città simbolo dell'Unità d'Italia. Questo, almeno, era stato annunciato il 28 agosto 2008, quando era stata posata la prima pietra alla presenza di Massimo Cacciari, al tempo sindaco Pd, dell'allora governatore Giancarlo Galan (Pdl), del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi e del presidente della Biennale Paolo Baratta. Il nuovo complesso prevedeva quattro sale, di cui tre interrate, per un investimento di 72 milioni di euro e 780 giorni di lavori (circa 26 mesi). In altre parole, le imprese incaricate dell'opera (la veneziana Sacaim, socia del Cvn, la barese Intini e la vicentina Gemmo) dovevano finire a ottobre del 2010.
A gennaio del 150 anniversario dell'Unità la situazione è la seguente. Il cantiere del nuovo Palazzo del Cinema è fermo più o meno a un quarto dei lavori. Sostanzialmente, è un buco per terra con vista mare, neppure nascosto dagli alberi, abbattuti come prima cosa. Giorgio Napolitano si dovrà quindi presentare al vecchio Palazzo del Cinema dove, durante la scorsa Mostra, ha destato scalpore non tanto la qualità dei film in concorso quanto la pioggia in sala stampa. Per eliminare le infiltrazioni dal soffitto, rinnovare le poltrone e rendere agibile la struttura progettata da Luigi Quagliata negli anni Trenta, la Fondazione Biennale ha dovuto anticipare 2 milioni di euro. Il Comune non aveva neanche quelli.
Gianfrascesco Turano








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