
Mentre proseguono le opere di bonifica sul litorale fra Porto Torres e Castelsardo per raccogliere l'olio combustibile finito in mare l'11 gennaio scorso, e continuano le polemiche sui lavori che avrebbero permesso alle mareggiate dei giorni scorsi anche di riportare in mare i sacchetti con il catrame raccolto e lasciati sull'arenile, arriva un attacco alla multinazionale tedesca E.On da parte della Cgil di Sassari che chiede di smantellare gli impianti alimentati a olio combustibile. "Quanto avvenuto nei giorni scorsi è inammissibile - ha sottolineato in una nota il sindacato - certe cose non devono accadere tanto più se causate dall'incuria di una multinazionale che dalle sue attività realizza ottimi margini di guadagno".
Cgil: via la E.On da Fiume Santo - L'11 gennaio migliaia di litri di olio destinati alla centrale termoelettrica di Fiumesanto si sono dispersi in mare nel golfo dell'Asinara. La Cgil chiede ora a E.On di smantellare immediatamente gli impianti ad olio per sostituirli come previsto dagli accordi con il quinto gruppo che "a quanto pare, come si è denunciato già da tempo - ha aggiunto la Cgil - non rientra più nei programmi dell'azienda". La Camera del Lavoro di Sassari auspica che "gli enti locali e la Regione rivedano il loro atteggiamento nei confronti della multinazionale alla quale va chiesto conto del comportamento". Per la Cgil devono esser riviste le delibere che autorizzano "gli interventi sul fotovoltaico prevedendo la contestualità degli investimenti e l'apertura immediata dei cantieri per l'abbattimento del 1/o e 2/o Gruppo ormai obsoleti, e la loro sostituzione con impianti più efficienti".

L’inchiesta accelera, attesi primi indagati - Potrebbero essere resi noti in settimana i nomi dei primi indagati nell'inchiesta della Procura della Repubblica di Sassari per danno ambientale, aperta dopo l'incidente. Il sostituto procuratore Paolo Piras, che nei giorni scorsi ha ricevuto una prima relazione da parte degli uomini della Capitaneria, sta focalizzando l'attenzione sulle cause della perdita di olio in mare, dovuta alla rottura di un tubo interrato nella banchina, conseguenza di un cedimento di una soletta. La banchina era stata collaudata il 24 luglio 2002 da una commissione formata da Capitaneria di porto, Genio civile opere marittime della Sardegna, Vigili del fuoco e Endesa Italia, la società allora proprietaria della centrale di Fiume Santo, oggi della multinazionale E.On.
Chiesto lo stato di emergenza nazionale - I sindaci di Santa Teresa di Gallura, Stefano Pisciottu, e di Aglientu, Gabriella Battino, e il presidente della Provincia di Olbia-Tempio, Fedele Sanciu, hanno chiesto al ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, di dichiarare lo stato di emergenza nazionale. "In seguito all'incidente occorso presso la banchina della Società E.on titolare della centrale termoelettrica di Fiumesanto, che ha determinato lo sversamento in mare di un volume non precisato di olio combustibile denso - ha scritto il Presidente - gli ingenti quantitativi del materiale sono stati rinvenuti, come già avvenuto nei giorni precedenti sul litorale della Provincia di Sassari nei comuni di Porto Torres, Sorso e Sassari, anche lungo le coste nord orientali della Provincia di Olbia-Tempio a partire dal 17 gennaio. I territori di questa Provincia interessati sono stati quelli dei Comuni di Santa Teresa Gallura e di Aglientu ricadenti in aree costiere particolarmente sensibili, riconosciute tali anche dal 'Piano di pronto intervento nazionale per la difesa da inquinamenti di idrocarburi o di altre sostanze nocive causate da incidenti marini'. Inoltre le aree sono inserite nella Rete Natura 2000, classificate come Aree di reperimento per l'istituzione di Aree Marine Protette (Capo Testa) e limitrofe al Parco Nazionale Arcipelago La Maddalena e alla Riserva Naturale delle Bocche di Bonifacio in territorio francese". "Si ritiene opportuno - ha concluso il presidente della Provincia - tenuto anche conto dell'importanza che questi territori rivestono dal punto di vista ambientale, turistico ed economico, che venga accolta la proposta di passare dalla fase di Emergenza Locale a quella di Emergenza Nazionale".
Ecologisti: avviare azioni risarcitorie - Si fanno sentire anche le associazioni ecologiste Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra che hanno chiesto al Ministero dell'ambiente, alla Regione Sardegna, alla Provincia di Sassari, all'Ente Parco nazionale dell'Asinara e ai Comuni costieri interessati (Porto Torres, Sorso) di svolgere le necessarie azioni risarcitorie per danno ambientale, affinché siano i responsabili a sopportarne gli oneri economici. Per le associazioni "stupisce l'assenza di notizie riguardo i necessari provvedimenti ripristinatori (artt. 299 e ss. Codice dell'ambiente) e di risarcimento dei danni (artt. 311 e ss.) che il Ministero dell'Ambiente e le altre Amministrazioni pubbliche competenti devono adottare in casi simili".
Allarme anche a Stintino - Sospinto dal vento di grecale, l'olio combustile fuoriuscito l'11 gennaio scorso dal terminal di E.On nello scalo industriale di Porto Torres, ha ha raggiunto le spiagge di Pazzona e delle Saline. "Stiamo monitorando la situazione e si sta lavorando per evitare un danno ambientale maggiore lungo la costa che possa anche tradursi in un danno di immagine - spiega il sindaco Antonio Diana - c'é la massima concentrazione da parte dei nostri uffici, siamo preoccupati. Speriamo che si tratti di pochi residui che potranno essere recuperati in breve tempo". Il Comune, già dal giorno dell'incidente al porto industriale, aveva attivato le squadre della Compagnia Barracellare per tenere sotto stretto controllo le spiagge stintinesi. E' stato l'Ufficio tecnico, questa mattina, ad avvisare il primo cittadino quindi l'assessore competente, Angelo Moschella, del ritrovamento di alcune zolle di catrame sulla spiaggia bianca di Pazzona. Il Comune ha quindi avvisato la Capitaneria di Porto Torres e la Provincia di Sassari.
La multinazionale E.On ha inviato sulla spiaggia una squadra di operatori della Verdevita che si sta occupando di recuperare il prodotto, ritrovato anche in mezzo alla Posidonia spiaggiata. A mare la Capitaneria ha effettuato un controllo sino alle spiagge della Pelosa e della Pelosetta. A terra, gli uomini della Delegazione di spiaggia, guidati dal comandante Agatino Carciola, hanno perlustrato il tratto di costa. "Al momento - ha fatto sapere il comandante - non si segnalano altri ritrovamenti, mentre non è stata ancora quantificata la quantità di materiale rinvenuto".
http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/11/01/24/marea-nera-porto-torres-inchiesta.html








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