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sabato 29 gennaio 2011

L’Amazzonia muore per pochi grammi d’oro


28 gennaio 2011
Oltre 10mila minatori distruggono la foresta pluviale del sudamerica nella più grande gold rush del terzo millennio.

Il viaggio dell’inviato del Daily Telegraph non è di tutto riposo, anzi, tutt’altro: corse frenetiche in motocicletta sulle polverose strade fra il Brasile e il Peru profondo conducono una telecamera che deve rimanere spenta e un taccuino che si riempie di appunti verso la più grande corsa all’oro dell’epoca contemporanea.

AMAZZONIA – L’Amazzonia sta morendo. La deforestazione è una vera e propria piaga. E addirittura dal satellite si possono vedere le immagini della più grande miniera d’oro a cielo aperto della zona: appunto, nelle terre che l’uomo sta sottraendo al paradiso pluviale, trasformandole in deserto.

Una veloce curva e poco dopo gli alberi spariscono, rimpiazzati da un vasto deserto puntellato dai rifugi coperti di teli di plastica blu dove migliaia di minatori vivono. Siamo al cuore della più grande corsa all’oro del 21mo secolo che, avvisano gli ambientalisti, sta rapidamente distruggendo la regione amazzonica Madre de Dios, nel sudest del Perù, 33mila miglia quadrate di bassa e densa foresta pluviale che contiene la più ricca biodiversità al mondo. Mentre attraversiamo dune di sabbia senza fine, gruppi di uomini diventano visibili fra le paludi puzzolenti. Tengono accesi generatori diesel, dando forza alle pompe che tirano su il fango, lo depositano sulle rampe cingolate dove le particelle d’oro rimangono intrappolate. Lavorano tutto il giorno, con pausa solo al tramonto per lavare i macchinari ed estrarre l’oro che finirà poi nei mercati di Londra e di Zurigo.

Tommaso Caldarelli

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