Created by Watereffect.net

venerdì 28 gennaio 2011

Federalismo. Più tasse per tutti


Il governo scricchiola sotto gli scandali G8 e Ruby e ormai c'è ben poco da fare. La legislatura prosegue su un piano inclinato, in un'agonia che potrebbe terminare presto. Ministri e sottosegretari hanno già cerchiato in rosso la data del 3 febbraio.
Quel giorno la «bicameralina» vota il federalismo municipale. I continui rimaneggiamenti del decreto Calderoli hanno se possibile perfino peggiorato il testo di partenza. Via libera all'innalzamento delle tasse comunali anche con effetto retroattivo al 2010 e alla tassa di soggiorno. Nessuna soluzione vera dei nodi su imposte immobiliari, promesse tremontiane sui fondi di perequazione da garantire nei tre anni di passaggio fino al 2014. Nel merito, viene peggiorata anche la cedolare secca sugli affitti, stabilita dal nuovo testo nel 19% per i canoni concordati e 21% per quelli di mercato. Mentre il governo cancella il fondo da 400 milioni per il sostegno alle locazioni. Un premio ai padroncini immobiliari senza alcun sostegno agli inquilini.
Bossi è sereno: «Alla fine diranno tutti sì e il federalismo fiscale passerà. I comuni hanno detto di sì - fa notare il ministro per le Riforme - e l'opposizione che fa, si mette contro i comuni? I sindaci hanno bisogno di soldi e noi glieli abbiamo dati». Dal presidente dell'Anci Sergio Chiamparino in effetti arriva il via libera al decreto «se come sembra, larga parte dei nostri ulteriori emendamenti presentati ieri sono stati accolti, questo non può che essere visto con soddisfazione dall'Anci e ne do atto al governo».
La partita politica però è tutt'altro che conclusa. Pd e «terzo polo» confermano il loro no mentre l'Idv (che in passato aveva votato sì) non ha ancora sciolto la riserva. I numeri sono decisivi: 15 per l'opposizione, 14 per Pdl e Lega. Ago della bilancia e orientata al sì la senatrice altoatesina Helga Thaler della Svp (il decreto non si applica alla provincia di Bolzano).
Se così fosse, sarebbe pareggio. Il presidente La Loggia (Pdl) allora dovrebbe rompere la prassi e votare a favore salvando la maggioranza. E' un caso senza precedenti. La legge delega non dà chiarimenti. Tanto che lo stesso La Loggia ha già chiesto ai presidenti di camera e senato un parere preventivo «insindacabile e univoco» su questa eventualità. Superato questo scoglio, infine, il decreto andrebbe nelle commissioni Bilancio, in cui alla camera la maggioranza non c'è più. La riforma leghista sarebbe dunque bocciata. E al Carroccio non resterebbe che trarne le conseguenze dando seguito agli ultimatum lanciati in lungo e in largo da mesi. Che tutto porti al voto anticipato lo dimostra anche l'ordine berlusconiano di attaccare ad alzo zero il «traditore» Fini. Berlusconi si gioca la partita della vita e le urne sarebbero il male minore, il lavacro elettorale da ogni peccato. Si sussurra ancora del 15 maggio come data del possibile «election day» Anche perché di progetti in cantiere, federalismo e tagli di Tremonti a parte, in giro non se ne vedono.
La riforma leghista - come la Costituzione padana partorita a Lorenzago nel 2003 - è comunque un pasticcio inattuabile. L'ennesima legislatura buttata da Bossi e i suoi. Un esempio del federalismo comunale: i comuni raccolgono le imposte che gli competono, le versano subito allo stato che trattiene la sua parte e mette il resto in un fondo apposito da cui poi i soldi tornano di nuovo ai comuni dopo una ripartizione. Un meccanismo farraginoso, complesso e opaco, incomprensibile per qualunque cittadino che non saprà mai - come ora - a chi e dove vanno le proprie tasse. E' logora come non mai la bandiera della Lega.


Matteo Bartocci

Nessun commento:

Posta un commento