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giovedì 27 gennaio 2011

35 paesi in conflitto. Spese militari in aumento. La fotografia del mondo d'oggi


Un mondo in guerra: “Ancora aperti 35 conflitti”

Presentato dalla Tavola della pace l’Atlante che descrive le aree di crisi anche latenti, con una sezione sui finanziamenti dell’industria delle armi. Lotti: “Di molte situazioni drammatiche si parla troppo poco”



L’Afghanistan, naturalmente. Poi l’Iraq. Ovviamente Israele e la Palestina. Qualche Paese africano, probabilmente. E basta. Quello che arriva all’opinione pubblica sulle guerre in corso nel mondo, più o meno, è questo. La realtà, purtroppo, è ben diversa. I conflitti in corso sono almeno 35. In Africa, in Asia e in Medio Oriente. Ma anche in Europa e America Latina. Una geografia di dolore, morte e distruzione raccontata dall’Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo, presentato ieri dalla Tavola della pace, nel corso della campagna “L’Italia ripudia la guerra”, in vista dei 50 anni della Marcia Perugia-Assisi. L’atlante, giunto alla seconda edizione con una guerra in più rispetto all’anno scorso, è opera dell’Associazione 46° Parallelo in collaborazione con l’Associazione Ilaria Alpi e Terra Nuova Edizioni di Firenze. Raffaele Crocco, direttore e ideatore dell’opera, spiega che oggetto dell’analisi sono i Paesi colpiti da “situazioni di scontro armato tra Stati e popolazioni all’interno di un medesimo Paese. Includiamo anche i Paesi o i luoghi in cui esiste un latente conflitto, bloccato da una tregua garantita da forze di interposizione internazionali”. Bombardamenti aerei e carri armati, insomma, non sono indispensabili per rendere un inferno la vita di molte popolazioni.

“Ma ne parliamo solo quando muore un soldato italiano in Afghanistan – dice il coordinatore della Tavola della pace, Flavio Lotti – o solo di quelle in cui siamo coinvolti o sono in gioco i nostri interessi. Cosa sanno gli italiani delle guerre? Poco o nulla. E quel poco che sappiamo spesso è deformato da una massiccia serie di filtri e specchi che alterano la realtà. Eppure le guerre ci sono e ci coinvolgono pesantemente. E noi non possiamo permetterci di non sapere”. Responsabilità pesanti li hanno i mass media: “Basterebbe poco – insiste Lotti – come una Rai che facesse il suo mestiere di servizio pubblico, un po’ di attenzione dei tg, qualche inchiesta in prima serata, giornali che non si accontentino di una lettura superficiale degli eventi”.

Così ci si potrebbe ricordare – o scoprire – dei conflitti africani in Algeria, Ciad, Costa d’Avorio, Etiopia ed Eritrea, Guinea Bissau, Liberia, Nigeria, Repubblica centrafricana, Repubblica democratica del Congo, Sahara occidentale, Somalia, Sudan e Uganda. Delle tante guerre asiatiche: Afghanistan, Cina contro Tibet, Filippine, in India la guerriglia naxalita di Kashmir e Nord-Est, e poi Iraq, Kirghizistan, Thailandia, Timor Est, Turchia e Yemen. Conflitti anche in America Latina: la Colombia, contesa tra forze governative, Farc e narcos; Haiti tormentata prima che dal sisma dalle violenze del Fronte di resistenza dell’Artibonite che ha cacciato il presidente Aristide. C’è anche l’Europa, con le violenze in Cecenia, Cipro, Georgia, Kosovo e Paesi Baschi. Poi ci sono una dozzina di “situazioni limite”, guerre non ancora dichiarate o appena concluse, nella sezione “Inoltre”: Etiopia, Madagascar, Ecuador, Birmania, gli uighuri cinesi dello Zinjiang, le due Coree, Iran, Sri Lanka.

Quattro pagine per ogni nazione, più le sezioni dedicate alle missioni Onu, ai rifugiati, ai bambini soldato, alla lotta per il controllo sull’acqua. E sui canali di finanziamento dell’industria delle armi. Che in Italia vede coinvolti soprattutto Ubi Banca tramite la controllata Banca di Brescia con 1,2 miliardi di euro, Deutsche Bank e gruppo Bpn Paribas Bnl con 900 milioni ciascuna, poi Intesa Sanpaolo e Unicredit. “L’Italia è il quinto Paese produttore di armamenti bellici – ricorda Lotti – ma da cinque anni il primo esportatore mondiale per pistole e fucili”. Esportazioni non soggette al controllo della legge 185 del ’90 – 250 milioni di dollari nel 2009 – perché considerate non militari e che finiscono anche in Libia o Yemen. L’atlante – 209 pagine a colori di ampio formato – è in vendita a 20 euro nelle librerie o sui siti www.aamterranuova.it e www.atlanteguerre.it

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