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martedì 28 dicembre 2010

Poteri forti: torna Zelig


In onda da 15 anni, in prima serata da sette. Fanno e disfano celebrità, creano modi di dire e di pensare, e ormai sono una corporation della risata. Capeggiata da Gino&Michele, ma con dentro tutta la cosiddetta 'sinistra Mediaset'
Ma cosa ti hanno risposto Gino & Michele? Tituba un istante Claudio Bisio, quando gli chiedi se il prossimo "Zelig", prima serata il 14 gennaio su Canale 5 e a seguire una maratona di 12 puntate, cambierà pelle o solo la spalla, presa Paola Cortellesi al posto di Vanessa Incontrada. Titubanza comprensibile. Perché "Zelig" non è una trasmissione. Dallo storico cabaret da 200 posti pigiati, in viale Monza 140 a Milano sul Naviglio povero della Martesana, su su fino allo show di punta di Canale 5 da un milione di euro a puntata, "Zelig" (e Bananas, la società che ne detiene il marchio e con Mediaset coproduce la trasmissione) è la maggiore industria italiana del comico.

Una factory alla Andy Warhol, ma anche la Fiat della risata: con i suoi comparti produttivi, i suoi incroci di partecipazioni, le sue alleanze e liaison privilegiate, i suoi mercati e persino, vedremo, l'equivalente di una ramificata e ultraselettiva divisione Ricerca e sviluppo. Occhio dunque a rispondere, una parola storta e sbalestri il mercato: così, nell'incertezza su cos'abbiano in testa i sommi autori Gino Vignali e Michele Mozzati, Bisio si infila in un panegirico di Paola: "La cercavamo da tanti anni, ci sentiamo tutti i giorni, alle prove col pubblico in viale Monza io tiravo la corda e lei non perdeva un colpo, sembravamo i "ragazzi irresistibili" di Neil Simon, a turno vittima e carnefice: con lei potremo cambiare molto".

Segue annuncio a sorpresa, G&M non vi avevano fatto il minimo cenno, che "avremo molta più satira politica degli anni scorsi: Paola ci ha sempre immerso le mani con le sue imitazioni di Gelmini, Prestigiacomo, Santanché e della Letizia Moratti che certo ci verrà a fare un saluto, come padrona di casa dell'Arcimboldi dove registriamo. Ci sarà quel Gaber al femminile che è Lella Costa (parliamo al Teatro Strehler dove Bisio regge da solo "Io quella volta lì avevo 25 anni", ultimo testo del signor G., ndr). Poi ritornano Ficarra e Picone, con nuovi personaggi mai visti in tv... Ah, non si può ancora dire?".
Guardato a vista da due gentili pierre, una di "Zelig" e una di Mediaset, che tentano invano di non fargli spifferare troppo, Bisio sciorina altre new entry: gli Oblivion, due uomini e due donne che in cinque minuti ti rifanno "I Promessi Sposi" come un tempo l'inarrivabile Quartetto Cetra, o "I Boiler", al secolo Basso, Cinelli e Paniate, giornalisti di bislacche testate con domande così strampalate come senti solo in certe vere conferenze stampa.

"Perché "Zelig" ha l'ambizione di affrontare tutti gli aspetti della comicità, dalla clownerie al duetto, dal monologo al balletto. Siamo quello che i politici non sono mai riusciti a essere, rivoluzionari e conservatori, chi lo diceva, Berlinguer, vero? Oh, il pubblico è più conservatore di noi, vuole cose riconoscibili, gli togli lo sketch di Leo Manera sul cinema polacco e te lo richiede a gran voce, ma si stanca all'improvviso e senza avvertirti gira canale. Ecco, bisogna cambiare o smettere un istante prima che questo succeda". Santo cielo, dopo l'addio a Incontrada toccherà a Bisio? "Ah, io alla fine di ogni edizione consegno pistola e distintivo, do dimissioni formali, mi rispondono "ma sei matto? Respinte", e io sono ben felice. Ma l'hai chiesto a Gino & Michele? Cos'hanno detto?".
Già, che cosa? Per una volta ieratici, loro che di solito non si atteggiano a oracolo, G&M hanno risposto: "Senza dubbio anche Bisio starà pensando di lasciare: il più tardi possibile, ci auguriamo, perché sarà molto più problematico sostituirlo. Ma "Zelig" non è indissolubilmente legata a nessuno, neanche a Bisio. "Zelig" appartiene ai comici. Nostro dovere è capire e anticipare la volontà del pubblico. "Zelig" è un ritmo, un sapore, un gusto: diciamolo, chi se n'è andato altrove non ha più avuto la stessa credibilità che con noi. Eredi del varietà tradizionale, noi siamo credibili perché veri: in platea facce vere di pubblico pagante; sul palco, nessuna confusione tra finzione e realtà, come ormai in tv tra politicanti e ragazzotti che recitano reality".
Roberto Di Caro

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