
Dalle necropoli etrusche alla chiese barocche. Dalle torri di Bologna ai nuraghi sardi. Dalle ville romane di Capri al tempio di Selinunte. Ecco alcuni tesori archeologici e artistici che stanno crollando. Mentre Bondi taglia i fondi
(27 dicembre 2010) Il sito archeologico di CerveteriNon serve andarci, a Pompei. Quei crolli si ripetono ovunque. Il dramma della Casa dei Gladiatori si diffonde come un virus da Nord a Sud. In Sicilia pensano al noleggio di tute e bombole per lanciare la visita subacquea della colonia di Kamarina. Dopo 2.600 anni sulle terre emerse, ora se la sta mangiando il Mediterraneo. E nessuno sembra capace di fermarlo. Avanti così, secondo gli archeologi, fra pochi anni non ne resterà traccia.
Come laggiù, nel resto d'Italia ogni giorno c'è una crepa che si apre, un monumento che cede, un marmo che si crepa. La colpa è solita: decenni di sperperi, incuria, soldi buttati, scarsa manutenzione. L'ultimo allarme in ordine di tempo viene da Pisa, dove il museo delle navi antiche, 30 imbarcazioni del Terzo secolo avanti Cristo riemerse dalle piene dell'Arno 12 anni fa, dopo l'inaugurazione in pompa magna con passerella di politici, è abbandonato a se stesso. Ma i casi sono decine. Talmente tanti che non esiste nemmeno un dossier aggiornato, né una commissione parlamentare che vigili.
Mentre la mozione di sfiducia che sarà discussa in Parlamento dopo le feste di Natale fa infuriare il ministro Sandro Bondi, che parla di aggressione politica e mediatica, resta il fatto che al dicastero dei Beni culturali perdono il conto dei disastri. Non sanno bene quanti e quali siano i siti a rischio: dalle mura romane corrose dalle piogge acide alle pericolanti Torri di Bologna, viviamo in una macabra lotteria nazionale. La prossima volta potrebbe toccare all'anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere nel casertano come alla Cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze. Potrebbe essere la cinta muraria di Aurelio a crollare sotto i colpi del traffico romano, come invece il Colosseo a cedere di nuovo, oppure il tempio greco di Selinunte.
Quello che è certo è che le falle che si aprono negli scavi archeologici sono troppe per i conti in rosso del ministero. "Non si deve intervenire con una grande guerra, ma con una lotta continua, un'azione perseverante come nelle battaglie anti-terrorismo, altrimenti finisce tutto sottoterra", spiega Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali. Eppure solo quest'anno è stato tagliato più di un miliardo e mezzo da un budget insufficiente da almeno un decennio. Il personale è metà di quel che servirebbe. E poi chi va in pensione non viene sostituito: "Serve un commissario", replica il governo ogni volta che un crollo riporta l'attenzione sul più grande dramma silenzioso del Paese: l'eutanasia di Stato per scavi e rovine.
CROLLI A NORD
A Roselle si poteva passeggiare attorno alle mura etrusche. Enormi pietre incastonate a secco sei secoli prima di Cristo. Tre chilometri di storia sopravvissuta a guerre e saccheggi. Da lì si guardava la collina, il bosco verde scuro, addirittura la sagoma della Corsica che spuntava dal mare così come la vedevano sei secoli prima di Cristo. Adesso un'impalcatura sbarra la strada e la visuale. Se appoggi la mano alla pietra gelata senti l'acqua che le scorre nelle venature. Buchi e crepe di tre, anche cinque centimetri la fanno tremare. Le piante l'hanno infilzata con le radici legnose e, da dentro, rischiano di abbattere il muro che si oppose per secoli a eserciti e predatori.
Tre chilometri di cinta che potrebbero cadere come un domino. Da quando la parete principale, lunga un centinaio di metri, è stata dichiarata pericolante. Un allarme corale, che parte dai responsabili della soprintendenza toscana, Fulvia Lo Schiavo e Carlotta Cianferoni per arrivare al sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi. Che dopo i crolli di Pompei ci pensa ogni notte. Inutile dire che anche qui basterebbero i soldi. Un piano di interventi metterebbe in salvo quel patrimonio dell'umanità. E invece fra ritardi, tagli e blocco delle assunzioni, chi lavora a Roselle si sente abbandonato a se stesso. Lo dicono i custodi che, dopo i crolli, non hanno visto nessuno venire da Roma. Lo ripete la gente cui non resta che sperare che "la mobilitazione per Pompei faccia ricordare a qualcuno che esistiamo anche noi".
Tommaso Cerno e Marisa Ranieri Panetta








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