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giovedì 18 novembre 2010

Tv in 3d: ne vale la pena?


Elisa Manacorda

Sky ha già trasmesso qualche partita, per Natale i negozi saranno pieni di apparecchi che danno immagini tridimensionali. Ma il successo vero arriverà solo con la generazione successiva, quella che non avrà bisogno di occhialini
(16 novembre 2010) In tivù, sui dispositivi mobili e senza occhialini. Sarà così il 3D del futuro: onnipresente sui dispositivi mobili e fissi, ricco di contenuti pensati sin dall'inizio - e non solo convertiti - nelle tre dimensioni. è questo il nuovo volto di una tecnologia che, dopo aver conquistato il grande schermo, sta ora per entrare nelle case e nelle tasche di tutti.

Il mercato è potenzialmente gigantesco e i produttori di apparecchi hi-tech vi stanno investendo grandi risorse ed energie. Il primo esperimento italiano, la partita Tottenham-Inter trasmessa in 3D su Sky, serve ad esempio per far uscire la passione dalla nicchia dei tecnofan per iniziare a portarlo alla massa. "Abbiamo già registrato un'impennata degli acquisti di schermi 3D da parte dei consumatori pionieri dell'hi-tech. Ora, esaurito questo segmento, vogliamo puntare a un target più ampio", dicono da Panasonic.

Insomma bisogna penetrare la seconda linea del mercato, quella di coloro che, pur avendo buone capacità di spesa, devono ancora trovare un valido motivo per mettere in conto un acquisto "pesante", oltre i 2 mila euro. Obiettivo non facile , tenendo conto che è ancora recente l'ultimo upgrade della qualità televisiva, cioè il passaggio all'alta definizione. E chi ha da poco acquistato un apparecchio Full Hd difficilmente se ne sbarazza in breve tempo per salire sul treno delle tre dimensioni. Ad esempio, una ricerca di DisplaySearch prevede un passaggio dai 3,4 milioni di pezzi nel 2010 agli oltre 42 milioni nel 2014, ma sottolinea anche come a tutt'oggi la penetrazione degli schermi 3D rappresenti il 5 per cento delle vendite totali di tv a schermo piatto.

Nella gara al futuro c'è anche Microsoft
A frenare la diffusione della tecnologia nelle case, oltre ai prezzi ancora alti, è il problema degli occhialini. "Le tecnologie diventano vincenti solo quando si possono usare senza pensarci troppo, cioè quando diventano, per così dire, invisibili", spiega Alessandro Mongili, sociologo della scienza e della tecnologia all'Università di Padova. Nel caso del 3D, i dispositivi che si frappongono tra l'occhio e lo schermo sono percepiti come ostacoli. "Tutte le grandi aziende del settore stanno lavorando, o lavoreranno, sul 3D senza occhiali", dice l'analista David Mercer, vice presidente di Strategy Analytics. Ma il consumatore deve sapere che sui televisori il 3D senza occhiali non è ancora del tutto pronto. All'Ifa di Berlino, la grande kermesse dedicata all'elettronica di consumo, Samsung ha per esempio presentato quello che potrebbe essere l'apparecchio 3D di nuova generazione - da vedere senza occhialini - ma con una tecnologia imperfetta: per vedere bene le immagini in tre dimensioni è necessario posizionarsi perfettamente davanti allo schermo, a una distanza prefissata, e non muovere la testa neanche per uno starnuto. Questo ovviamente ne impedisce la fruizione da parte di più persone contemporaneamente. "Sì, siamo ancora agli inizi", ammette Paolo Sandri, vice presidente di Samsung Electronics Italia: "Ma investiamo molto in ricerca e sviluppo e contiamo di arrivare per primi anche in questo settore".

Più in là si sono spinti i ricercatori del Fraunhofer Heinrich Hertz Institute, con uno schermo che consente una visione collettiva del 3D senza occhialini. "Per vedere un'immagine in tre dimensioni", spiegano i tedeschi dell'istituto, "è necessaria la presentazione simultanea di due immagini, una per l'occhio destro e una per il sinistro. Nel nostro caso, la visione autostereoscopica viene realizzata grazie a un particolare software e a una sottile griglia trasparente montata con un angolo di 70 gradi davanti allo schermo". La visione senza occhiali è data dalla tecnologia dell'head tracking: una videocamera sullo schermo registra l'esatta posizione degli occhi e utilizza questa informazione per modificare la direzione del flusso di immagini attraverso il loro continuo aggiornamento. Così l'effetto 3D viene raggiunto indipendentemente dalla posizione dello spettatore. Ma si tratta appunto di sperimentazioni non ancora commercializzate.

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