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martedì 30 novembre 2010


Ieri sera un collega mi ha detto: "Se ho fatto questo mestiere, lui ha qualche responsabilità". E allora mi è subito venuta in mente l'immagine del Perozzi, la voce narrante di Amici miei. Un giornalista della Nazione malinconico nel suo lavoro, che da caporedattore di cronaca passava le nottate tra la redazione e la tipografia, prima di dedicarsi con i suoi amici cinquantenni a scherzi di ogni genere verso poveri malcapitati.

E lui, Mario, il maestro, può essere davvero l'alter-ego del Perozzi. Ha passato una vita intera ad insegnarci chi è l'italiano, quali sono i suoi viziacci e quali le sue speranze. Lui di speranze invece ne aveva poche e lo si deduceva chiaramente dalle ultime interviste rilasciate per Annozero e Rai per una notte. Ha deciso di andarsene lasciando un vuoto profondo a chi lo conosceva e a chi è cresciuto guardando Amici miei, I soliti ignoti, L'armata Brancaleone o il Marchese del grillo (solo per citare alcuni dei suoi titoli più noti).

E sicuramente testardo com'era non si sarà fatto troppi scrupoli. Non lo vogliamo capire né giustificare. Proviamo solo ad azzardare che magari, come il Perozzi, avrà pensato che "il bello della zingarata è proprio questo: la libertà, l'estro, il desiderio... come l'amore. Nasce quando nasce e quando non c'è più è inutile insistere. Non c'è più!"

Reporters

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