Created by Watereffect.net

martedì 23 novembre 2010

I traffici illeciti del Varesotto


di Emanuele Bompan (Terra Milano)

RIFIUTI. Davide Corbella, responsabile reati contro l’ambiente della Procura di Busto Arsizio, fa il punto su criminalità ed ecomafie nell’area.

Davide Corbella, responsabile della polizia giudiziaria reati contro l’ambiente della Procura di Busto Arsizio, è un personaggio fondamentale per la tutela della natura lombarda. Impegnato da anni sul fronte eco-mafie e su reati come traffico di rifiuti, collabora con Legambiente e Libera per fare formazione nelle indagini su reati ambientali e promuovere consapevolezza sul fenomeno, oltre ad essere responsabile di tante indagini di successo. Corbella è anche un personaggio scomodo, che dà fastidio. Come dimostra le pressioni subite in passato per indagini su crimini ambientali nella zona del parco ticinese. Terra l’ha incontrato nel suo studio per parlare di reati ambientali e infiltrazioni mafiose, una lotta che procede, ma a rilento.

Quali sono gli ostacoli da affrontare per combattere questo tipo di crimini?

Uno dei principali problemi che riguarda i reati ambientali è la prescrizione. La maggior parte dei reati ambientali sono considerati dal legislatore come contravvenzioni con una prescrizione di quattro anni e non come spesso si crede dal giorno in cui la polizia ce lo segnala, ma dal giorno in cui è stato commesso il reato. Ci sono quindi da considerare i tempi necessari a questi processi, che spesso hanno bisogno di perizie e contro-perizie richieste della difesa per ulteriori accertamenti tecnici. Basta che l’imputato abbia il raffreddore una volta, poi ce l’ha l’avvocato, manca il giudice o il collegio cambia e addio. Il 90 per cento dei fascicoli riguardanti reati ambientali è destinato matematicamente alla prescrizione. Agli ostacoli si potrebbe aggiungere la questione intercettazioni. Se passasse la modifica sulle intercettazioni salterebbero per ben altri reati, figuriamoci per questi. In alcuni casi, senza intercettazioni non si sarebbero fatti i processi, poiché i fatti sono stai accertati grazie all’ascolto di conversazioni dei camionisti che prendevano ordini dai loro responsabili su dove scaricare illegalmente rifiuti.

Quale guadagno hanno i malavitosi dalla monnezza?

Stiamo parlando di reati che consentono di ottenere un enorme profitto, milioni di euro. C’è poi un ulteriore vantaggio. Un traffico illecito di rifiuti può portare un profitto, diciamo, pari a 100 mentre un traffico illecito di droga può comportare un profitto pari a 500, quindi superiore. Ma se ti beccano con un carico di droga, probabilmente dieci anni non te li toglie nessuno. Se ti beccano per traffico di rifiuti, ti prendi una multa, quindi è chiaro che conviene di più, il rischio è minore e fa gola a tanti.

Come emergono i crimini?

Questo tipo di reati - ci riferiamo in particolare allo smaltimento dei rifiuti - a volte vengono segnalati da organi di controllo del territorio, quindi polizia locale, corpo forestale, vigilanza dei parchi, soprattutto se l’attività viene accerta in flagranza di reato. In questo caso è tutto più semplice, si procede al sequestro dei mezzi e delle aree interessate. Molto spesso si fa il sequestro preventivo che è un ottimo strumento di contrasto. Le sentenze non sempre riescono a svolgere una reale deterrenza ai reati, mentre il sequestro preventivo è funzionale perché blocca nell’immediatezza la condotta criminosa e spesso vengono sequestrate aree e mezzi con un danno economico istantaneo per il criminale. L’efficacia del sequestro preventivo aumenta perché dal 2009 è previsto l’obbligo di trascrizione nei registri immobiliari. Quindi si possono fermare compravendite di terreni inquinati, oppure non garantire finanziamenti con ipoteca su terreni sotto sequestro perché contaminati. In un caso a Milano la segnalazione è venuta da una signora che aveva involontariamente assistito in un bar a una discussione sui cantieri Tav di alcuni operai di queste imprese in subappalto, incuranti di quello che avrebbero potuto scatenare con le loro dichiarazioni. La signora in questione ha sentito uno di loro dire: «Voi vi lamentate della polvere che solleviamo con i camion, ma vedrete che cosa succederà quando le falde saranno intaccate da quello che buttano qua sotto». Si terrorizza e segnala il fatto alle autorità competenti. Intuizione corretta, visto che poi, partendo da lì, è emerso che c’erano discariche abusive lungo tutta la massicciata della Tav.

Quale estensione ha raggiunto questo fenomeno nel bustese?

Non è un fenomeno isolato. Il basso varesotto, poi, è caratterizzato dalla presenza di numerose cave, anche dismesse spesso non visibili dall’esterno che quindi ben si prestano all’attività di occultamento dei rifiuti. Sono aree vastissime per superficie e profondità di escavazione. Milioni di metri cubi di materiale tossico, interrati abusivamente, e diversi ettari di superficie contaminate. Numeri che fanno riflettere, visto che in realtà potrebbero essere molti di più, dato che sono in molti che avrebbero interesse a smaltire illegalmente rifiuti tossici.

E le infiltrazioni mafiose?

Per ora non ho seguito casi recenti ma non è da escludere: è un territorio che fa gola in vista dell’Expo. Quello che in termini più generali si può sostenere, e che emerge dalla relazioni della procura, è che il modus operandi che viene impiegato dalle associazioni mafiose per lo smaltimento di rifiuti è stato importato da alcuni imprenditori disonesti che pur non essendo collegati a questi gruppi criminali impiega modalità identiche. Visti poi i segnali recenti non posso escludere il legame tra imprenditori e mafia, ovviamente.

Quali pratiche condividono?

Ad esempio, per evitare i controlli usano il “giro bolla”, una pratica con cui mi sono imbattuto già durante il caso della Milano Maceri. Un camion parte pieno di rifiuti, con formulario che identificava il rifiuto con un determinato codice. Poi, senza neanche uscire dall’autostrada, viene raggiunto dall’impiegato di una ditta fantomatica, riceve una bolla finta, e il rifiuto cambia codice e da pericolo diventa normale. In questo modo durante ogni controllo il carico è sempre in regola.

Nessun commento:

Posta un commento