
Gli scricchiolii attorno al sistema di potere che ha retto il Paese negli ultimi 15 anni si fanno sempre più forti. Alla convention di Fli a Perugia in seimila chiedono a Fini di mandare a casa Berlusconi. Lui non stacca la spina ma intima al premier di presentarsi al Colle e rassegnare le dimissioni. "Poi non ci tireremo indietro. Siamo disponibili a discutere un nuovo patto di legislatura. Nuova agenda, nuovo programma. A partire dalla legge elettorale, perché quella attuale è una vergogna". Apertura sul federalismo: "Non è detto che sia un danno per il Sud". Poi un appello, rivolto all'esecutivo, perché faccia fronte alle priorità del Paese: "Altro che ddl intercettazioni". Diversi passaggi sul tema della legalità, "che non è solo il pacchetto sicurezza, ma vuol dire rispetto delle istituzioni, senso dello Stato. E' la precondizione perché ci sia libertà". Qualche battuta sull'esecutivo ("A volte più che governo del fare mi sembra il governo del fare finta che tutto vada bene") e riferimenti al caso Ruby e alla condotta di Berlusconi: "Non si possono trovare giustificazioni a ciò che non è moralmente giustificato". Prima del comizio di Fini il viceministro Adolfo Urso si rivolge al leader e lo anticipa sul proposito di ritirare la pattuglia di Fli nell'esecutivo: "Non ci interessano le potrone, la delegazione governativa rimette il mandato nelle tue mani". Come andrà a finire? E' solo una tragicommedia costruita attorno alla condizione dell'attesa, come 'L'aspettando Godot' di Samuel Beckett? Nessuno al momento è in grado di prevederlo. Un fatto però e certo: lo scenario politico sta cambiando. Molto velocemente








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