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lunedì 4 ottobre 2010

Scoppia la madre guerra






Adriana Pollice
Scoppia la Madre guerra

L'opera "sette scudi" di Paladino nel cortile del Museo MadreMimmo Paladino, uno degli artisti campani più conosciuti al mondo, ha inaugurato ieri una sua installazione nel cortile del Teatro San Carlo: donata al lirico, va a completare i lavori di risistemazione degli spazi in comune con Palazzo Reale. Non è visibile, però, è stata coperta da un drappo nero: «Questa è l'opera di un pittore che è in lutto per la sua città», ha dichiarato l'artista. Si tratta del modo scelto da Paladino per protestare contro la regione Campania e la sua politica culturale. In particolare, rispetto al Teatro Trianon Viviani, con il direttore Nino D'Angelo «revocato» dall'amministrazione Caldoro, proprietaria al 60% della sala di Forcella, reo di avere ottenuto il maggior numero di abbonati in città. Soprattutto rispetto al museo d'arte contemporanea Madre, con cui la guerra è ancora in corso. La poltrona del direttore Edoardo Cicelyn non è nella disponibilità di Palazzo Santa Lucia, ma si può provare a dare qualche scossone, basta chiudere i rubinetti.
L'Enel ha minacciato di staccare la corrente sabato scorso per una bolletta non pagata di 142.172 euro: l'assessore regionale alla Cultura, Caterina Miraglia, a fine luglio si era impegnata a versare 300mila euro in tempi brevi, ma il mandato è rimasto fermo in ragioneria fino alle estreme conseguenze, che in questo caso significa il danneggiamento di opere in larga parte frutto di prestiti. I fondi sono arrivati a tre giorni dalla chiusura del contatore, ma i crediti vantati dal Museo verso la regione sono di 6 milioni di euro, risalenti al 2008, 2009. Il museo con l'orario di apertura più ampio della città, dal primo ottobre chiuderà i battenti alle 14. L'attività prevista per l'autunno-inverno è ferma nel cassetto. L'assessore, che tuona contro i costi del Madre, assicura solo un ulteriore pagamento di 700mila euro, facendo in questo modo uscire il museo dal circuito internazionale dove si era attestato in pochi anni, e per il futuro annuncia due elementi: presentare una programmazione annuale (impensabile per una struttura internazionale ragionare su un respiro così breve); lo sbarco a Napoli di Vittorio Sgarbi, grande collezionista di incarichi.
Attualmente il sindaco di Salemi è soprintendente ad interim per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo museale della città di Venezia, incaricato dal ministro Sandro Bondi della vigilanza sulle acquisizioni del Maxxi di Roma e dell'allestimento del Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, che prevede eventi in tutta la penisola in occasione dell'anniversario dell'Unità d'Italia. Sgarbi ha già annunciato un paio di idee su Napoli: «Creerò al massimo qualche turbamento a Cicelyn. Ipotizzo infatti che il museo Madre possa essere la sede distaccata della Biennale di Venezia ma se lui non vuole, si può fare in un'altra sede. L'arte contemporanea non va messa in secondo piano, ma è costosissima ed è per pochi. A Napoli sarò una sorta di "commissario", più o meno» e non rinuncia a una battuta sui finanziamenti, aprire una casa d'appuntamenti al Madre per coprire le spese per le mostre.
Per comprendere a pieno il quadro d'insieme bisogna aggiungere qualche elemento. La giunta Bassolino aveva programmato 7miliardi di fondi Por (di cui il 35% coperto dallo stato, 15 dalla regione), 42milioni di euro erano sulla misura «Cultura come risorsa» e andavano a finanziare iniziative come il Madre, il Ravello Festival e Napoli Teatro Festival Italia. I 42 milioni sono stati cancellati ad agosto dalla nuova amministrazione, insieme a molte altre delibere, ne sono stati riprogrammati solo 10. «Si capisce allora la politica della regione, fare i conti con il recente passato e usare lo sforamento del patto di stabilità come strumento di terrore - dice Edoardo Cicelyn - Rimandare indietro i fondi europei significa sottrarre risorse al territorio e lasciare al ministero per lo Sviluppo economico un tesoretto che probabilmente andrà a finire, come i fondi Fas, al nord». La nuova politica culturale della destra, intanto, sembra essere in mano, oltre che all'assessore Miraglia, ad altri tre «cavalli di razza» della giunta Caldoro. L'assessore regionale al Turismo Giuseppe De Mita, nipote dell'eterno Ciriaco, ha teorizzato che le istituzioni devono assecondare i flussi di visitatori e non «imporre» una propria visione. Ci sono poi l'assessore regionale all'urbanistica e coordinatore Grande Città di Napoli del Pdl, Marcello Taglialatela, che si è presentato al Trianon per annunciarne la conversione in Museo della canzone napoletana. Ma a che titolo parla Taglialatela, vecchio cuore missino? Da candidato in pectore al comune di Napoli, elezioni la primavera prossima. Vanta la stessa militanza di Luciano Schifone, ex An ora Pdl, nominato da Stefano Caldoro consulente per il rapporto con le forze sociali, sport e spettacolo, grande sponsor dei ragazzi di Casa Pound a Napoli. È il nuovo che avanza.



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