
Dopo un'esplosione dirompente ed un successivo album che ha consacrato l'ingresso fra le band più apprezzate dal pubblico di tutta Italia, i Negramaro hanno deciso di evitare di saturare la loro esposizione: si sono messi al lavoro per preparare un nuovo disco in grado non solo di far conservare al gruppo lo status raggiunto, ma se possibile andare ancora avanti.
Per questo da tre anni si registrava il silenzio alla voce discografia (almeno per quanto riguarda le incisioni in studio), mentre era sempre ben viva l'eco di successi (vedi Festivalbar), bagni di folla (vedi San Siro) e si apprezzavano le apparizioni di Giuliano Sangiorgi in brani di punta (vedi “Ti vorrei sollevare” con Elisa).
E' allora giunto il momento di togliere il velo a “Casa 69”, album che a dire il vero sarà reso disponibile solo fra qualche settimana ma del quale si sa già qualche particolare.
Ad esempio si sa che i Negramaro hanno lavorato al progetto in Canada, come raccontato dagli stessi membri della band attraverso i loro canali ufficiali, e si conosce il nome del produttore che ha collaborato, ossia quel Dave Bottrill già visto all'opera con King Crimson, Placebo e Muse.
Non può essere un caso se “Sing-hiozzo”, singolo che anticipa l'album, mostra un approccio stilistico particolarmente rockeggiante e nello specifico accostabile a qualche lavoro dei Muse (ma da quelli si potrebbe risalire ai Radiohead, quando si azzardano analogie musicali si può quasi sempre trovare una matrioska più grande che conteneva già tutto).
Resta il fatto che la canzone si fa ascoltare con vivo interesse, non perde un solo grammo di quella materia tipica dei brani della band ed offre un notevole coinvolgimento emotivo.
Prima ancora che la parola del titolo è come è scritta a dare l'impressione fisica della mancanza di fiato, il testo poi rappresenta uno stato quasi confusionale in cui a perdere colpi non sono solo i polmoni ma anche il cuore, per non parlare della mente che non vuole obbedire nei momenti più concitati e sofferti.
La scelta di una titolazione così bizzarra rischia di far passare (a prima vista) per umoristico un brano che invece rientra nel solco di quanto i Negramaro hanno sempre saputo proporre in termini di struggimento.








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