
Andrea Fabozzi
«Sia al senato che alla camera c'è una maggioranza alternativa per cambiare la legge elettorale». «Non sono possibili due maggioranze, una per il governo e un'altra per la legge elettorale». La prima frase è del capogruppo del Pd alla camera Dario Franceschini, la seconda del capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto: due speranze più che due convinzioni. Perché le opposizioni e i finiani stanno discutendo della modifica del sistema elettorale in vigore, ma hanno progetti piuttosto vaghi sull'approdo possibile. Mezzo Pd tornerebbe a qualcosa di simile al vecchio mattarellum, l'altro mezzo Pd e l'Udc preferiscono il sistema tedesco, i finiani avrebbero una proposta simile al sistema delle provincie: uninominale ma proporzionale. Seppure la somma di queste due volontà producesse una maggioranza «alternativa» alla camera, al senato Pdl e Lega hanno ancora la maggioranza assoluta e vogliono tenersi stretta la legge Calderoli. E questo spiega come l'ipotesi di riforma sia soprattutto un tentativo dei finiani, sostenuti da Pd e Udc, di costruire una rete di protezione per la legislatura nel caso Berlusconi decidesse di chiedere il voto anticipato.
Alla camera, ieri il presidente della commissione affari costituzionali Donato Bruno ha informato i gruppi di una «sollecitazione» ricevuta dal presidente Gianfranco Fini affinché cominci la discussione sulla legge elettorale. Fini si è limitato a trasmettere la richiesta ricevuta dal leader Udc Casini, immediatamente seguito dal Pd Franceschini, il giorno dopo il voto di fiducia su Berlusconi. Un passo comunque ardito perché Fini sa benissimo che la discussione sul sistema di voto è in corso al senato e che non è possibile spostare la materia da una camera all'altra senza l'accordo del suo collega del senato Schifani. Vale il segnale politico: per cambiare la legge elettorale i finiani sono decisi a cercare intese fuori dalla maggioranza. «Sulle regole sono possibili alleanze spurie», dice il capogruppo Bocchino. L'entusiasmo con cui risponde il Pd, direttamente con il segretario Bersani, segnala l'intenzione di gettare il cuore oltre l'ostacolo. Il Pd regge il gioco inaugurato dall'Udc (significativamente proprio il partito cui si deve l'introduzione del sistema elettorale in vigore, ora criticato) e dai finiani. «Noi siamo pronti, l'obiettivo è aggregare il più possibile», fa sapere Bersani. E aggiunge: «Ne discuteremo nelle sedi proprie».
La sede propria però non può essere la camera dei deputati, che pure è stata scelta dalle opposizioni e dai finiani perché lì i parlamentari di Futuro e libertà sono decisivi per una maggioranza diversa. La contrarietà immediata di Pdl e Lega a qualsiasi modifica della legge elettorale chiude il discorso: oggi l'ufficio di presidenza della commissione affari costituzionali si troverà di fronte a un muro. Il presidente Schifani, poi, non acconsentirà al travaso della materia dal senato alla camera. Anzi, il presidente della commissione affari costituzionali del senato Vizzini (Pdl) si è affrettato ad aggiungere la legge elettorale all'ordine del giorno dei lavori di oggi. È vero che in commissione le opposizioni con i finiani raggiungono un'interessante parità (13 a 13) ma in aula Pdl e Lega dettano ancora legge.
In attesa di quel travaso di senatori dal Pdl a Futuro e libertà tante volte annunciato dai finiani, dunque la strada per una nuova maggioranza appare sbarrata. Non per questo Berlusconi può stare tranquillo, anzi le tante dichiarazioni dei suoi ministri, sempre più minacciosi con i finiani disponibili a cercare accordi con Pd e Udc, dimostra che al governo hanno compreso bene la minaccia. Che è precisamente quella di offrire un'alternativa ai parlamentari che non vogliono le elezioni anticipate. Anche se fumosa, l'ipotesi di una riforma elettorale resta la giustificazione più forte per un governo tecnico. A crisi aperta non è da escludere che molti del Pdl possano cambiare idea.
Per questo il capogruppo berlusconiano Cicchitto avverte che non possono esserci due maggioranze e la Lega si rifiuta persino di trattare l'argomento legge elettorale nel vertice di maggioranza che pure aveva chiesto lei. Vertice che oggi, metterà per la prima volta a confronto i rappresentanti della vecchia maggioranza Pdl-Lega con i finiani. L'introduzione l'ha fatta ieri sera Bossi: «Non possiamo cambiare la legge elettorale che abbiamo modificato dopo Tangentopoli per evitare che i deputati andassero a cercare soldi». E soprattutto: «A primavera comunque si vota».








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