
Aldo Grasso per il "Corriere della Sera"
Solo alcune domande. Di questi tempi, ma anche no, ha ancora senso consacrare tre prime serate al concorso di Miss Italia, che, dal punto di vista spettacolare, è di una noia senza fine? È giusto che il Servizio pubblico dedichi così tanto spazio a un concorso di bellezza, insomma offra una vetrina così prestigiosa per un business tutto privato? Non è preoccupante che la manifestazione di quest'anno sia stata caratterizzata da un pettegolezzo sulla presunta identità sessuale di una concorrente?
Cosa significa questa frase che tal Mariotto, membro della giuria, ha rivolto ad Alessia Mancini, additata come presunta trans: «C'è sempre il rovescio della medaglia e ora sei al centro dell'attenzione, cogli l'opportunità»? Trans-rovescio della medaglia?
E se il funzionario Antonio Azzolini, capo struttura di Raiuno, avesse ragione nell'affermare che il concorso è «una mostra di carne»? E mai possibile che i sindaci dei paesi delle concorrenti lancino appelli, distribuiscano volantini, organizzino televoti per favorire la ragazza di casa? È normale che a Noale (Venezia), l'amministrazione comunale abbia telefonato a casa a tutte le sue seimila famiglie con un messaggio registrato per sponsorizzare la numero 35, Giulia Frasson?
Che pena storica dovrà mai scontare il nostro Paese per sopportare ancora la presenza tv di Emanuele Filiberto? Perché le mamme al seguito (stage mothers) sono più infoiate delle figlie? Ma Milly Carlucci, sempre così algidamente passionale nella conduzione, manderebbe le sue figlie a Salsomaggiore? Perché, da un po' di tempo, i direttori di Raiuno sono sempre seduti in prima fila a farsi riprendere?








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