Giustificare le raffiche sparate da una nave guardiacoste libica contro un peschereccio italiano spiegando che la marina di Tripoli pensava si trattasse di una ''imbarcazione con immigrati irregolari'', come fatto oggi dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, fa nascere ''gravi dubbi''. Lo ha detto all'ASCA il presidente delle Acli Andrea Olivero. ''E' legittimo sparare ai clandestini?'', si chiede il leader del movimento dei lavoratori cristiani.
''Pensiamo - ha aggiunto - che la gravita' della vicenda stia proprio nel fatto che qualcuno pensi di poter usare la violenza contro degli immigranti. Non penso che la giustificazione del ministro possa reggere''. Per Olivero, ''il fatto che ci fossero degli osservatori italiani rende ancora piu' evidente la responsabilita' italiana nell'attuale modello di respingimenti dei clandestini che e' contrario a diritti dell'uomo''. ''Se prima ci si poteva nascondere - conclude il presidente delle Acli - adesso non e' piu' possibile. L'allenza strategica con la Libia di Gheddafi ci qualifica sotto il profilo della disattenzione a diritti umani''.
martedì 14 settembre 2010
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