Lecco, 2 Giugno 2010
Lunedì 31 maggio, il Sindaco Virginio Brivio, che ha soppiantato alle ultime elezioni il Vice Ministro Castelli, ha sollevato l’annoso e vergognoso problema del Canile Lecchese in Consiglio Comunale.
L’ASL ha inviato una diffida diretta alla regolarizzazione della struttura.
Ci si chiede come mai, dal 2002, i Dirigenti ASL non abbiano mai depositato diffide riguardo al Canile di Lecco, anzi, il responsabile Dott. Galbiati aveva, all’opposto, garantito il buon funzionamento della struttura. Insomma, sino alle recenti elezioni comunali, il canile, secondo l’ASL, funzionava a pieno regime. Tutto d’un tratto, però, la posizione dell’Azienda Sanitaria sembra essersi ribaltata e l’ASL pare abbia concesso all’Amministrazione Comunale tempo sino al 30 agosto 2010, per regolarizzare una struttura fatiscente e non certo adatta ad orspitare cani.
Cosa hanno fatto i Dott. Manzoni, Galbiati e Biancelli (Responsabile Provinciale maltrattamenti animali), dal 2002 ad oggi ?
Il Canile di Lecco era stato definito dagli stessi animalisi e volontari, un canile lager.
Michela Vittoria Brambilla, che aveva assunto la gestione del Canile nel 2002, è stata oggetto di esposti, denunce, 5 interrogazioni Regionali, 2 interrogazioni in Senato, 1 in Parlamento, una manifestazione di protesta promossa da LAV ed ENPA, 6000 firme protocollate in Comune, conferenze stampa, servizi televisivi.
Ella stessa, il 24 agosto 2007, aveva estromesso dalla struttura TUTTI I VOLONTARI, mai più riammessi.
L’Amministrazione Comunale della Giunta Faggi non era mai apertamente intervenuta sulla questione canile, né si era mai schierata in favore dei volontari.
Ad oggi le cose sembrano tutto d’un tratto cambiare.
La gestione del Canile di Lecco, in tutti questi anni, non è mai riuscita a pacare le proteste degli animalisti. Recenti sono, infatti, i casi di mancata adozione, da sempre denunciati.

La Repubblica - del 10.09.2007
Dal Comune di Lecco 542 mila euro per 9 anni. I volontari: animali maltrattati dall'inviato Paolo Berizzi
LECCO - Michela Vittoria Brambilla vive nella natia Calolziocorte in una villa che è una specie di zoo: 25 gatti, 14 cani, quattro cavalli, due asini, tre caprette, duecento piccioni. Un manifesto-spot della sua passione per gli animali. Soprattutto, i cani. Pochi lo sanno, ma oltre a essere imprenditrice "votata all´iniziativa di successo" (vedi curriculum vitae) - ramo importazione e vendita prodotti ittici, e alimenti per cani e gatti - la signora dei Circoli della Libertà gestisce anche il canile di Lecco. Da sette anni.
Per questo incarico, nel 2002, Brambilla, con la sua Lega italiana per la difesa degli animali, ha ricevuto dal Comune l´affidamento diretto per nove anni. Il che vuol dire 540 mila euro. Il che vuol dire che i 307 cani ospitati in questo capannone in zona Pescarenico dovrebbero per lo meno passarsela discretamente. E invece pare che questo non sia.
I volontari che ci lavorano hanno presentato una denuncia al Comune e all´Asl per raccontare lo stato di abbandono e incuria in cui versa il canile. Da un mese loro non possono più entrare. Lo ha deciso Michela Brambilla, interrompendo qualsiasi collaborazione. In effetti il posto non è proprio accogliente.
Nella denuncia si parla di sovraffollamento (Fido vive in gabbie con simili non idonei), di morti a causa di sbranamento, di box fatiscenti, umidi e bagnati, e gravi problemi fognari. E ancora: "cibo di scarsa qualità", con conseguenti problemi intestinali, e presenza di topi. "Una realtà drammatica - dice Susanna Chiesa, una volontaria - . Non abbiamo ancora ricevuto nessuna risposta dal Comune, e la sospensione improvvisa della nostra attività non è ancora stata revocata".
Ma c´è anche un aspetto burocratico: di affidamento e gestione del canile. Marcello Saponaro, consigliere regionale dei Verdi, ha acquisito le delibere con cui il Comune ha dato in mano a Michela Brambilla quello che, di fatto, è stato un buon affare.
La prima convenzione è datata 2001. Brambilla all´epoca è presidente della sezione lecchese della Lega per la difesa del cane. La parte più interessante però arriva nel 2002. Il consiglio comunale delibera l´affidamento diretto (per urgenza e senza consultare altri soggetti esterni) della gestione del canile municipale alla Lida (ora si chiama Leida). La Onlus risultava assegnataria da parte dell´Asl dei servizi di canile sanitario e di accalappiamento. Fino al 31-12-2003. L´amministrazione invece concede la gestione per un periodo molto più lungo (9 anni rinnovabili, importo 542 mila euro, di molto superiore al limite di 200 mila euro fissato per gli appalti di pubblici servizi). Siamo al 2 dicembre 2002.
Con una lettera al Comune la Lega nazionale per la difesa del cane rinuncia "a malincuore" a gestire il canile. Ma, attenzione, lo stesso giorno la stessa presidente Brambilla, questa volta a nome della neonata Lega italiana per la difesa degli animali, da lei fondata, si dichiara pronta a sottoscrivere un nuovo contratto, e a riprendersi il canile. Due lettere nello stesso giorno, e un bel po´ di soldi che ballano. Con un particolare: quando diventa assegnataria, la Lida non è ancora iscritta al registro regionale delle associazioni di volontariato, "condizione necessaria per accedere ai contributi pubblici".
Finisce tutto quanto in un´interrogazione regionale urgente (ne seguirà una parlamentare) presentata da Saponaro. "Vogliamo solo sapere con che titoli Brambilla ha iniziato a gestire il canile e in quali condizioni mantiene i cani - dice - . Se saranno confermate tutte le denunce e irregolarità, avrebbe poca credibilità per presentarsi ancora come l´amante degli animali".
PAOLO BERIZZI








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