
Diego Carmignani
IL CASO. La task force agricolo-ambientalista che si oppone alle coltivazioni illegali nel Triveneto, dopo i primi segnali politici, interrompe il presidio a Pordenone, ma chiede indagini e la distruzione dei campi.
Una possibile epidemia di difficile contenimento, invisibile all’occhio umano, e a quello delle istituzioni in maniera particolare. A tal punto che a ricordare come quei semi stiano ormai crescendo, maturando e mettendo a rischio le finora incontaminate coltivazioni italiane ci hanno dovuto pensare le associazioni di ambientalisti e coltivatori diretti, con il sit-in di protesta della scorsa settimana in uno dei due campi interessati, a Vivaro, e con il presidio organizzato davanti alla prefettura di Pordenone.
Plauso comune da tutte le forze politiche e a tutti i livelli, per lodare un intervento importante, ma puramente palliativo, in quanto chi dovrebbe agire tempestivamente sono le forze dell’ordine e la politica: per chi coltiva Ogm in Italia è prevista una pena dai 6 ai 3 anni di carcere e un’ammenda fino a 100 milioni delle vecchie lire, secondo le disposizioni comunitarie. Per i campi di Vivaro e Fanna, nessuno ha mosso un dito, preferendo dichiarare solo la propria posizione, seppure con una certa continuità.
Fino alla giornata di ieri, che ha segnato il termine del presidio di Pordenone perché qualcosa sembra essersi finalmente mosso. «Si tratta di una sospensione del presidio, ma non della mobilitazione – precisa il presidente di Coldiretti, Dario Ermacora -. La decisione è stata presa perché in zona sono arrivati gli ispettori del ministro Giancarlo Galan, perché il presidente del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, si è fatto garante del rispetto della legalità e perché il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha criticato chi non si muove e mette a rischio inquinamento il Nord-Est e tutti gli altri territori nazionali».
Primi segnali che hanno però strappato la conseguente fiducia delle tante associazioni (Slow Food, Greenpeace, Legambiente, Wwf, Vas, Aiab, oltre a Coldiretti), che hanno spostato nel “Palazzo” la loro agitazione: durante la conferenza stampa organizzata ieri al Senato, la task force “per un’Italia libera da ogm”, che riunisce 27 associazioni ambientaliste, agricole, ambientaliste, cooperative e consumeristice, ha ribadito a stampa, deputati, senatori e assessori, la necessità di un confronto che elevi l’attenzione sul problema reale, non solo virtuale, dei campi contaminati ancora in piedi nella totale illegalità, e che avrebbero un impatto devastante su ambiente, fauna selvatica e produzioni agricole.
Data la inspiegabile immobilità delle indagini e visti i tempi delle analisi ministeriali, la task force ha annunciato inoltre di aver già provveduto a un autonomo campionamento delle parcelle interessate alla contaminazione e anticipato, «in assenza di interventi risolutivi, nuove forme di protesta e opposizione, mirate all’individuazione dei responsabili e alla distruzione dei campi».
Entro domani una lettera giungerà sul tavolo di tutti i ministri competenti per fermare quello che la task force non esita a definire un “reato” in pieno atto. E il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli annuncia: «Ho presentato un esposto in Procura, per chiedere il sequestro e la distruzione dei campi ogm». La sfida continua.








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