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sabato 14 agosto 2010

Guasila: caccia alla giovenca




La manifestazione ha cinquecento anni ma non li dimostra. Il rito de "S’acchiscedda", a Guasila, conserva il fascino delle origini e quel misto di sacralità e gusto profano che lo rende unico tra gli appuntamenti estivi in Sardegna. Alle 6 appuntamento in piazza Trexenta, poi trasferimento a Pranu Paudu, dove si svolgerà la Caccia alla giovenca. L’antica giostra equestre di origine spagnola apre i festeggiamenti in onore di Santa Maria Assunta, patrona di Guasila. la corsa: il priore, in aperta campagna, lascerà libera una giovenca che dovrà essere catturata con il laccio dagli scapoli del paese, is bagadius. Da qualche anno le iscrizioni sono aperte anche ai giovanotti non sposati della zona.



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La festa della Vergine Assunta a Guasila è marcatamente pagana. Inizia la vigilia di Ferragosto con una manifestazione definita s’acchixedda, e cioè la caccia alla giovenca. Sulle sue origini i pareri sono diversi: c’è chi vuol farla risalire al XIII secolo e chi, invece, ne attribuisce l’introduzione agli spagnoli durante la loro dominazione nell’isola. Il che troverebbe giustificazione sia nella sua formula (spagnolesca, con caratteri agro-pastorali), sia nel fatto che una simile se ne svolga in Spagna, a Pamplona, con l’unica differenza che quest’ultima ha luogo nel centro abitato, mentre a Guasila avviene nella campagna.

Gli aspetti pagani della festa — che conclude l’annata agraria ed è molto attesa dalle popolazioni della Trexenta e del Campidano, dedite principalmente all’agricoltura — sono connessi alla giovenca, simbolo di fertilità dei campi, ed alla sua cattura, che rappresenta una vittoria sulla forza selvaggia. Un’altra caratteristica, peraltro ormai desueta, simboleggiava, con l’uccisione dell’animale, il culto agrario del sacrificio agli dei. La carne della bestia macellata veniva distribuita ai poveri del paese. Oggi, però, le cose sono cambiate: la giovenca, dopo la cattura, è restituita al legittimo proprietario. E comunque evidente in ogni particolare il rito di fecondazione della terra. Non manca, ovviamente, l’aspetto religioso: è legato alla devozione che tutti esprimono a Santa Maria de Austu (Santa Maria di agosto) come ringraziamento per il buon raccolto ed auspicio di prosperità futura.

Qualche giorno prima della giostra (perché di questo, in effetti, si tratta) il priore e gli obrieri, a cui è affidata l’organizzazione, vanno in giro per il paese invitando tutti gli abitanti a partecipare per fare «cumpangia a nosusu e onori a sa santa»

(compagnia a noi e onore alla santa). L’invito è lanciato a squarciagola in ogni piazza ed angolo di strada, alla maniera dei vecchi banditori, ormai quasi completamente scomparsi, che nel dare le notizie più disparate supplivano all’inesistenza di un giornale locale. Alla popolazione viene anche fatta ammirare la giovenca prescelta, trasportandola su un carro in una tradizionale sfilata per le vie del paese.

All’alba del 14 agosto l’appuntamento è in una località chiamata Pranu Sa Pira. Qui il priore mette in libertà la giovenca alla quale vengono lasciati cinque minuti di vantaggio sugli inseguitori. Questi sono detti assocadores, per via del laccio che hanno a disposizione per la cattura. Sono tutti scapoli ed effettuano l’inseguimento a cavallo. Agli uomini ammogliati è lasciato il compito di ostacolare i "cacciatori" e favorire la libertà dell’animale. La ripartizione dei compiti è ben motivata: la giovenca si difende a calci e cornate, per cui non pochi finiscono per restare feriti e talvolta c’è perfino scappato il morto. E ovvio che tale rischio venga evitato a coloro che hanno la responsabilità di una famiglia.

Per conquistare la vittoria bisogna effettuare s’acchixedda a corrus limpius (a corna pulite): in altri termini, la giovenca deve essere presa al laccio per le corna senza toccare le orecchie. La caccia è lunga e faticosa, ma la bestia non ha scampo. Prima o poi viene catturata, legata e sistemata, con le zampe avvolte da rami di mirto, su un carro, dipinto di verde per scongiurare il malocchio, e riportata in paese. Una benedizione è impartita dal parroco nel piazzale antistante la chiesa. La cattura della giovenca dà diritto ad un premio: un fazzoletto rosso di seta, che vuol essere auspicio di prossimo matrimonio. Il vincitore dovrà portarlo per un anno intero. Intanto, però, deve offrire da bere a tutti

nella sua abitazione. Dal 1983 questo premio simbolico è stato reso consistente con l’aggiunta di un braccialetto d’oro. Iriti religiosi dedicati a Santa Maria de Austu durano a Guasila alcuni giorni e si concludono con l’antico rito della vestizione della Madonna a cui provvedono alcune donne. Infine a otto giorni di distanza, in chiesa ha luogo la celebrazione de S’Ottava.

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