
di Luca De Nardo
Il responso è senza possibilità d'appello e soprattutto non può dare adito a false interpretazioni. Secondo l'ultima indagine svolta da Eurobarometro sia gli europei che gli italiani, a maggioranza assoluta, non promuovono l'ipotesi di consumare latte, formaggi e carne provenienti da animali clonati, qualora arrivino sulle loro tavole. Le motivazioni che spingono i nostri concitattdini e i vicini europei sono molteplici: per questioni ambientali, etiche, sanitari ed economiche.Posizione forte supportata anche in virtù del fatto che il concetto di clonazione è ben noto: in altre parole gli intervistati sanno benissimo cosa la clonazione possa significare e il loro responso non è dunque dettato da pura formalità emotiva. Le risposte sono dunque ponderate e valore di queste hanno un loro evidente peso.
Purtroppo si sta già assitendo a l'immissione sul mercato di carne provenienti da allevamenti in cui si fa uso della clonazione, come il caso confermato dalla Food Standard Agency (FSA) che vede la Gran Bretagna protagonista. Mercati clandestini che inseriscono questa carne illegalmente e quindi - verosimilmente - consumata.
Da alcune indagini svolte da Coldiretti il 79 per cento degli italiani conosce la tecnica della clonazione animale; non solo. Gli italiani sembrano anche conoscere gli effetti di lungo periodo sulla natura (81 per cento), compromettendo la biodiversità (63 per cento), causando sofferenza agli animali (52 per cento) e non ultimo, considerando la scelta moralmente sbagliata (69 per cento).
Il 64 per cento ritiene pertanto che la clonazione a fini alimentari non sarebbe mai giustificabile con la maggioranza dei cittadini che non comprerebbe mai latte o carne da animali clonati e per questo - continua la Coldiretti - il 78 per cento ha dichiarato che un sistema di etichettatura dovrebbe essere reso obbligatorio qualora fossero venduti prodotti derivati dalla progenie di animali clonati.Occorre intervenire tempestivamente per impedire l’arrivo sul mercato di carne, latte e derivati provenienti dagli eredi delle mucche clonate che rappresenta un rischio concreto anche per l’Italia che è il piu’ grande importatore europeo di latte e derivati dall’estero.
Sempre secono la Coldiretti la commercializzazione di carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati è un rischio inaccettabile che oltre ad un problema di scelta consapevole da parte dei consumatori e di rispetto della biodiversità pone evidenti perplessità di natura etica che occorre affrontare prima che sia troppo tardi.
Dopo oltre tredici anni dalla scoperta della pecora Dolly, pubblicata sulla rivista Nature del febbraio 1997, oggi è possibile clonare un animale con una spesa attorno i diecimila euro e la tecnica riguarda già molti animali da allevamento dalle pecore ai maiali, dai tori ai cavalli, con sperimentazioni effettuate anche in Italia con il toro Galileo, la cavalla Prometea e anche con un muflone selvatico.








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