
di Cristiana Mangani
ROMA (22 luglio) - Nuove intercettazioni, accertamenti bancari e probabili perquisizioni in vista. La procura della Capitale, nonostante la manovra di accerchiamento e le reazioni che arrivano dal fronte politico, sembra reggere bene il colpo, forte anche di migliaia di pagine di atti che compongono l’inchiesta su eolico e logge segrete.
Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli hanno disposto dei controlli sui conti correnti ancora aperti e anche su quelli non più attivi, custoditi in alcune banche e riferibili a Marcello Dell’Utri, Denis Verdini, Flavio Carboni, e a persone a loro riconducibili, come Maria Simonetta Fossombroni, moglie del capogruppo del Pdl. Gli accertamenti riguardano periodi che vanno dal 2004 a oggi.
Due mesi fa, il Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza aveva cominciato a lavorare su conti intestati agli indagati ed esistenti negli istituti del gruppo Unicredit, Credito cooperativo toscano, Banca popolare di Romagna e Credito di Romagna. Il primo, in particolare, è stato visitato dalle Fiamme Gialle due giorni dopo il sequestro di materiale contabile presso la sede della Società Toscana di Edizioni (Ste) di cui è socio il coordinatore del Pdl.
Nell’ambito di queste verifiche sono state rilevate operazioni di bonifico tramite versamento di assegni circolari da parte di Giuseppe Tomassetti, collaboratore di fiducia e autista di Flavio Carboni, e di Antonella Pau, compagna dell’uomo d’affari sardo. C’è anche «una disposizione a favore del parlamentare e di sua moglie Maria Simonetta Fossombroni (socia e rappresentante legale di varie società) di 600 mila euro per saldo acquisto quote sociali». E c’è una delega del 12 maggio scorso della procura alla Finanza che autorizza a chiedere a Monte dei Paschi di Siena di esibire una serie di documenti.
L’obiettivo degli inquirenti è di accertare se attraverso i conti siano state effettuate operazioni illecite o siano comunque transitati fondi riconducibili a eventuali tangenti. La documentazione acquisita riguarda gli estratti conti dei rapporti anche estinti, le cassette di sicurezza, i libretti di deposito a risparmio (sia nominativi che al portatore), dossier titoli, «anche per quei rapporti laddove gli stessi abbiano agito per delega o mediante qualsiasi altro strumento sostitutivo o di interposizione».
La notizia dei controlli ha fatto sbottare il coordinatore del Pdl che ha dichiarato: «Con questa vicenda non ho niente a che vedere. Il versamento di 2,6 milioni di euro da parte della Ste a mio favore e di Massimo Parisi, è il risultato di operazioni aziendali del 2004 fra imprese e soci dello stesso gruppo editoriale che non hanno da spartire con l’inchiesta». «Questo denaro è stato esclusivamente utilizzato per l’attività del Giornale della Toscana e delle aziende ad esso collegate - ha insistito il parlamentare - E comunque, a scanso di equivoci, si tratta di risorse personali, frutto di enormi sacrifici economici fatti da me, dalla mia famiglia e dai miei soci. Non voglio passare per stupido illudendomi che esista ancora il segreto istruttorio, ma allo stesso tempo non posso non notare che le notizie relative alla mia persona vengano distillate giorno dopo giorno, quasi vi fosse una regia, facendo finta che si entri all’improvviso in possesso di nuovi elementi». In ogni caso, il capogruppo del Pdl non dovrà aspettare molto per ribadire la sua verità ai pm. Già all’inizio della prossima settimana, infatti, Capaldo ha deciso di convocarlo, insieme con Marcello Dell’Utri.
Le verifiche sui conti, e in particolare su quelli Unicredit, si riallacciano a una complessa serie di accertamenti avviati dalla Guardia di finanza che abbracciano diverse operazioni sospette. A parte il versamento dalla Ste, un’altra operazione poco chiara emerge dalle carte e ruota intorno a una cifra sempre della stessa entità: 2,6 milioni di euro. Si tratta di un passaggio di quote della Ste, e di una serie di versamenti effettuati tramite assegni negoziati presso il Credito Cooperativo Fiorentino, banca di cui Verdini è presidente e la moglie socia. Gli assegni sono stati emessi tra giugno e dicembre 2009, parte da Banca Popolare dell’Emilia Romagna, parte da Unicredit. Queste operazioni, secondo una scrittura privata, erano finalizzate all’ingresso di Antonella Pau e Pino Tomassetti nel capitale sociale della Ste, attraverso l’acquisizione di un 30 per cento mediante sottoscrizione di un aumento di capitale con sovrapprezzo per un valore di 2,6 milioni di euro. Cifra da pagarsi entro il 31 dicembre 2010. Ma dell’operazione, così come di possibili aumenti di capitale della Ste, secondo quanto accertato dagli investigatori, nei libri sociali e nei verbali delle assemblee societarie della Società non è stata trovata traccia.








Nessun commento:
Posta un commento