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mercoledì 28 luglio 2010

Lele Mora story


Davide Milosa per "Il Fatto Quotidiano"

Lele e Silvio sulle guglie del Duomo. Capita il 19 luglio scorso. Tramonto bollente tra un premio Grande Milano (dato al Cavaliere, naturalmente) e le canzoni di Charles Aznavour. Melodia francese che "il Silvio - dice l'amico Lele - interpreta da incanto". Il resto è la solita macedonia di vip, politici e sfarzo. E in mezzo al resto ci sta anche il ritorno fragoroso di Lele Mora, reuccio di tronisti e veline.

Argomento che scotta e non poco visto l'ultima inchiesta della Procura di Milano che due giorni fa ha inanellato cinque arresti sulla pista (è proprio il caso di dirlo) di cocaina, discoteche vip e corruzione.

Discoteche come l'Hollywood, fonte d'ispirazione per paparazzi e fotoricattatori, di cui l'amico di Berlusconi è uno storico frequentatore. Il locale, oggi sotto sequestro, è da sempre la bancarella preferita dove Mora espone il suo nutrito parco artisti. Poco conta (o forse sì) che tra bagni e privè per anni scorressero fiumi di droga. Quei privè che ogni domenica sera si trasformano nell'antro dello stesso Mora.

Qui negli anni Ottanta, il reuccio disponeva addirittura di un vero trono. Lui, però, con la cocaina non c'entra. "All'Hollywood - ha dichiarato ieri alla Stampa - in dieci anni non ho mai visto nulla di particolare". In effetti il suo nome nelle carte giudiziarie non compare. In quelle passate sì.

A fine anni Ottanta, infatti, Mora inciampa in un'inchiesta per un grosso traffico di droga, ordito dal cognato Pietro Bologna, siciliano di Capaci. L'indagine, condotta dalla Procura di Verona, coinvolge anche il calciatore argentino Claudio Caniggia e la cantante Patty Pravo. I due se la cavano. Al reuccio delle veline, invece, toccano tre mesi di carcere. Eppure Mora, tornato in auge dopo il purgatorio di Vallettopoli, dove viene indagato e poi prosciolto, è soprattutto uomo dalle frequentazioni di altissimo livello. Constatazione che fanno anche i carabinieri di Napoli indagando sulla nuova P2.

Già, perché intercettazione dopo intercettazione, gli investigatori collegano l'ex parrucchiere di Bagnolo Po al faccendiere sardo Flavio Carboni, riannodando una brutta trama che tiene insieme l'amico di Silvio, l'ultima versione della massoneria e la camorra. Uno strano risiko, che fa sponda tra Milano e Roma, e in cui Lele Mora (non indagato) è quello "utile per procurare contatti ad alto livello". Lo speciale rapporto con Carboni non è un caso, visto che proprio Mora per anni ha condiviso la proprietà della sua Lm production con il figlio del piduista Flavio.

E del resto Dario Mora, per gli amici Lele, classe '55, di amici ne ha molti. Sulle guglie, ad esempio, oltre a Berlusconi, c'erano i notabili del Pdl lombardo. Dal sindaco Moratti al governatore Formigoni fino al ministro La Russa, con il quale condivide passioni da Ventennio. "Ma - assicura Mora - io non sono fascista". E quindi? "Sono mussoliniano". A bè allora. Ma lui mica scherza, anzi è serissimo quando si produce nell'elogio di Faccetta nera. "C'è ritmo, passione, mi dà una carica pazzesca". Lui è uno della destra pura.

Per questo, forse, vota il Popolo della libertà. E del Pdl sogna di diventare senatore come l'amico Marcello Dell'Utri, sette anni in appello per concorso esterno in associazione mafiosa. Particolari di poco conto. Con il fondatore di Forza Italia, infatti, Mora passa i lunedì sera a leggere i diari del Duce. "Ma io non sono uno culturato", dice inciampando nella grammatica. Per questo "ascolto, cucino e servo a tavola".

Proprio lui che decine di immagini immortalano adagiato tra i cuscini bianchi del suo buen ritiro sardo. Coccolato da tronisti e veline, i suoi veri bond a prezzo zero, che dopo un tour sulla giostra di reality e ospitate, aumentano esponenzialmente di valore. Un fiume di denaro che finiva nelle casse della Lm Management, società fallita con un passivo da 18 milioni di euro.

Flavio Carboni Dopodiché, quando non deve difendersi dalle inchieste giudiziarie, Mora tira la volata agli amici di Silvio. Capita alle ultime regionali lombarde, durante la festa di quel Massimo Buscemi pizzicato in società con Rosanna Gariboldi, la lady Abelli, condannata per riciclaggio nell'inchiesta sulle bonifiche lombarde. Fa di più e nella primavera 2009, Mora partecipa a una cena di finanziatori del Pdl organizzata per la campagna elettorale di Guido Podestà, che da lì a poco diventerà il nuovo presidente della Provincia di Milano. Il tutto si svolge a villa Gernetto (Monza), una della tante residenze private di Silvio Berlusconi.

Con il premier partecipa anche al compleanno privatissimo di Alfonso Signorini, potente direttore di Chi, il cui destino si è pericolosamente incrociato con l'inchiesta sui fotoricatti. La festa viene organizzata il 3 maggio per avere come ospite Silvio. Il compleanno di Signorini è infatti il 7 aprile. La cerimonia viene officiata in un riservatissimo club di Milano. Si tratta dell'Ubi maior di via Crocefisso.

Qui uno dei due soci è legato da rapporti d'affari con Marco Clemente, uomo molto vicino al ministro La Russa. Ma c'è di più. Il nome di Marco Clemente compare nelle carte dell'ultima inchiesta sulla ‘ndrangheta in Lombardia. Lui, che non risulta indagato, a detta degli investigatori, si sarebbe attivato per fare avere favori carcerari al boss calabrese Giovanni Lamarmore. Non c'è male per un ex pettinatore di provincia.

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