
Enrico Cinotti
Il Fondo della “rossa” Brambilla? È in rosso. Mentre migliaia di turisti rischiano di rimanere a terra a seguito del fallimento dei Viaggi del Ventaglio, numero due dei tour operator italiani, e contemporaneamente si moltiplicano gli esposti alla Procura di Milano da parte dei malcapitati, da più parti, specie istituzionali, arriva l’invito rassicurante a “rivolgersi al Fondo di garanzia”. Una dotazione gestita dal ministero del Turismo che - sulla carta - dovrebbe rimborsare gli utenti in caso di insolvenza o fallimento dell’organizzatore di pacchetti turistici. Peccato però che, nonostante le promesse del ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, il Fondo sia vuoto.
Lo sanno bene le vittime del crac Todomondo, il tour operator
che nel luglio 2009 ha “scaricato” 5mila clienti in procinto di partire per le vacanze. Subito dopo il fallimento, circa 4.500 hanno presentato domanda al Fondo nazionale di garanzia per i pacchetti turistici per un ammontare complessivo di 7,4 milioni di euro. La brutta sorpresa però non è mancata perché la risorse messe a disposizione, a dodici mesi esatti dal crac di Todomondo, sono del tutto irrisorie. Una situazione paradossale che rischia ora di aggravarsi alla luce del fallimento di Viaggi del Ventaglio che molto probabilmente genererà un’ondata di richieste di assistenza al Fondo. Ondata destinata però ad infrangersi nel vuoto dato che in cassa non ci sono soldi.
A voler essere pignoli, guardando il bilancio consuntivo della Presidenza del Consiglio, dal quale dipende anche la capacità di spesa del ministero senza portafoglio del Turismo, al 31 dicembre 2009 le risorse disponibili per gli indennizzi risultavano pari a 248.154 euro. Briciole rispetto alle necessità. Nel corso dell’anno sono stati erogati dal Fondo di garanzia risarcimenti per 10.637,95 euro. Ma i “truffati” di Todomondo giurano che a loro “non è arrivato nemmeno un euro”.
Eppure il ministro Brambilla era stato molto solerte il 29 luglio 2009 nel rassicurare gli utenti rimasti a terra: “verrà subito attivato il Fondo nazionale di garanzia, che ha proprio il compito di intervenire in caso di insolvenza o fallimento del venditore o dell'organizzatore di pacchetti turistici, provvedendo al rimborso delle somme versate per l'acquisto dei pacchetti di viaggio”.
Andrea Oriolo è uno dei portavoce del comitato nato per difendere gli utenti “scaricati due volte, da Todomondo e dal governo”. “Personalmente - prosegue - ho fatto richiesta al Fondo il 4 agosto 2009 e ad oggi, nonostante la costante opera di pressione nei confronti del ministero, non abbiamo ancora ricevuto una risposta”.
L’ultima comunicazione ufficiale arrivata al comitato da parte del ministero del Turismo, il 22 marzo 2010, annuncia che “le istanze possano essere completate presumibilmente nell’arco di circa quattro mesi, prima dell’inoltro delle medesime al Comitato di gestione per le valutazioni di pertinenza”. Passano i quattro mesi, arriviamo a luglio 2010 ma degli indennizzi nemmeno l’ombra. “Anzi - rincara la dose Oriolo - abbiamo dubbi anche sul fatto che sia stato istituito lo stesso Comitato di gestione che alla fine dovrà decidere se accettare o respingere la richiesta”.
Class action contro la Brambilla
In questa storia ci sono molti lati oscuri. “Noi vogliamo sapere ufficialmente quanti soldi ci sono nel Fondo, quanti ne sono stati spesi e quali risorse aggiuntive il governo intende stanziare”, rilancia Silvia Baldina, 2.100 euro persi con il fallimento del famigerato tour operator, che con Oriolo e altre 800 persone del comitato, assistiti dall’associazione Avvocati dei consumatori, stanno lavorando per un’azione legale nei confronti del ministero del Turismo.
Spiega l’avvocato Domenico Romito presidente dell’associazione: “Ammettiamo pure l’eccezionalità del crac Todomondo. Tuttavia chiediamo: le somme accantonate di anno in anno dal 2005 a oggi che fine hanno fatto? L’Isvap sa qualche cosa? E infine, come mai dopo un anno dalla presentazione delle domande di indennizzo, il ministero non ha ancora provveduto ad erogare quanto dovuto? Se non avremo le risposte necessarie siamo pronti anche a una class action nei confronti della Pubblica amministrazione, prevista dalla legge Brunetta, per chiedere che vengano ristabiliti i termini, 30 giorni, entro i quali i procedimenti amministrativi, come lo è la richiesta di adesione al Fondo, devono concludersi”.








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