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sabato 8 maggio 2010

Show di Bertolaso: "Anemone mi ha ristrutturato la casa..."


Ha ritirato fuori la polo blu con il colletto profilato tricolore, la sua divisa. Ha chiesto e ottenuto di occupare la sala stampa di palazzo Chigi, d’altra parte è sottosegretario e ne ha diritto. E per due ore ha trasformato un luogo fisico del governo in tribuna dove ha pronunciato un’arringa vibrata ed emozionata.

«Io e Bill Clinton abbiamo una cosa in comune: Monica» ha esordito il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso elevando – oppure il contrario, dipende - se stesso al ruolo dell’ex presidente Usa e la stagista Monica Lewinsky a quello della massaggiatrice brasiliana in forza al Salaria sport village che si chiama per l’appunto Monica e presente in alcune intercettazioni come colei che doveva provvedere ai piaceri, non solo ai massaggi, del capo della Protezione Civile. Una battuta. E un rammarico. «Credevo che la mia posizione in quella che voi continuate a chiamare l’inchiesta G8 a questo punto fosse già stata archiviata o stralciata. Così non è e me ne rammarico», dice Bertolaso indagato per concorso in corruzione nell’inchiesta dai primi di marzo sulla scrivania dei pm perugini. L’uomo delle emergenze, ma anche dei Grandi Eventi e dei Grandi Appalti, l’uomo che non deve chiedere quasi mai – neppure a Tremonti visto che la Protezione civile gode di potere d’ordinanza – s’è portato dietro un computer con decine di slides per dichiararsi «totalmente innocente» in quanto a favori sessuali, «completamente estraneo a tangenti e non ricattabile». Forse – quello sì – «ho commesso alcuni errori, anzi chissà quanti ma tutti in buona fede». Bertolaso mette il punto, tira la riga e «tira di nuovo fuori la testa», osserva qualcuno dei presenti. Ad altri, invece, è sembrato un modo «per mettere le mani avanti», quasi a prevenire nuovi e ulteriori sviluppi. «Nessuna dietrologia – dice – sono qui per difendere questa maglietta, la mia famiglia e la Protezione civile».

Quali che siano i motivi di questa uscita pubblica e ufficiale, Bertolaso spiega punto per punto perché lui non ha mai fatto sesso al Salaria sport village gestito dal costruttore Anemone e dal figlio di Calducci a cui il suo ufficio ha affidato appalti per centinaia di milioni di euro. In ogni slide un’intercettazione e la sua spiegazione. Peccato che nessuno abbia mai potuto sentire la versione di Monica, appunto, restituita al suo paese.

Ma non è di ripassate che si sostanzia l’inchiesta sui Grandi appalti gestiti dalla cricca sotto il controllo della Protezione Civile. Ci sarebbe molto da spiegare, invece, sul rapporto con il costruttore Anemone. «Mai definito il grande capo (ma risulta da intercettazioni, ndr» dice. Mai ricevuto soldi da lui, «sono io invece che gliene ho dati nel settembre 2006 per lavoretti a casa di mia moglie per 20 mila euro». E subito mostra la fattura. «Mia moglie, architetto paesaggistico, ha lavorato per il Salaria sport village nel 2007 ma invece che riscuotere 99 mila euro ne ha incassati solo 25 mila perché abbiamo ritenuto opportuno interrompere quel rapporto di lavoro visto che il costruttore era coinvolto nelle grandi opere». Due particolari, questi, finora inediti che Bertolaso, già interrogato dai magistrati di Perugia per sei ore, ritiene di dover rivelare. Nulla dice il capo della Protezione Civile del cognato che ha lavorato come consulente alla Maddalena dove i lavori alla fine costeranno «410 milioni di euro», anziché i 300 preventivati e i 600 previsti dalla gestione della cricca affidata in questo caso a De Santis. Su Balducci e Anemone ripete che «con lui si sono sempre comportati in modo corretto da gentiluomini».

Anemone tra due giorni tornerà libero. E forse, alla fine, potrebbe essere proprio questo il motivo di tanto parlare e chiarire e difendersi.
Claudia Fusani l'unita'

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